Assegno di inclusione: le nuove regole sui requisiti e le condizioni per non perdere il sussidio

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Scritto da

Michela Bergami

Assegno di inclusione: le nuove regole sui requisiti e le condizioni per non perdere il sussidio

L'Assegno di inclusione ha sostituito il Reddito di cittadinanza dal primo gennaio 2024, ma le regole per mantenerlo e i requisiti per accedervi continuano a essere aggiornate. Chi lo riceve già o sta pensando di fare domanda deve conoscere bene le condizioni attuali, perché basta un dettaglio fuori posto per vedersi sospendere o revocare il sussidio.

Chi può richiedere l'Assegno di inclusione

L'Assegno di inclusione, spesso abbreviato in ADI, non spetta a tutti. A differenza del vecchio Reddito di cittadinanza, che copriva una platea più ampia, l'ADI è riservato ai nuclei familiari in cui è presente almeno una persona che rientra in una di queste categorie: un minorenne, una persona con almeno 60 anni di età, una persona con disabilità certificata, oppure una persona inserita in un programma di cura e assistenza dei servizi socio sanitari territoriali. Se nel nucleo familiare non c'è nessuno con queste caratteristiche, la domanda viene respinta.

Il richiedente deve avere la residenza in Italia da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo. Questo vale sia per i cittadini italiani sia per i cittadini europei e per chi ha un permesso di soggiorno di lungo periodo. I titolari di protezione internazionale, cioè chi ha ottenuto lo status di rifugiato, possono accedere anche senza i cinque anni di residenza, purché rispettino gli altri requisiti economici.

I requisiti economici e patrimoniali aggiornati

Qui è dove molti si perdono, perché i parametri sono diversi e vanno rispettati tutti contemporaneamente. Il valore dell'ISEE, cioè l'indicatore che misura la situazione economica complessiva del nucleo, non deve superare 9.360 euro annui. L'ISEE tiene conto dei redditi, dei risparmi e degli immobili della famiglia, quindi non basta guadagnare poco: conta anche quello che si possiede.

Il reddito familiare deve restare sotto una soglia che cambia in base alla composizione del nucleo. Per una persona sola, il limite è 6.000 euro annui. Se nel nucleo ci sono persone over 67 o con disabilità grave, la soglia sale a 7.560 euro. Questi importi vanno moltiplicati per il parametro della scala di equivalenza, un meccanismo che aumenta la soglia in proporzione al numero di componenti della famiglia e alle loro condizioni. Un nucleo con due adulti e un figlio minore avrà una soglia più alta rispetto a una persona sola.

RequisitoSoglia massima
ISEE9.360 euro annui
Reddito familiare (persona sola)6.000 euro annui
Reddito con over 67 o disabilità7.560 euro annui
Patrimonio immobiliare (esclusa prima casa)30.000 euro
Patrimonio mobiliare (persona sola)6.000 euro

Sul fronte del patrimonio immobiliare, la prima casa di abitazione non viene contata, a patto che abbia un valore ai fini IMU non superiore a 150.000 euro. Tutti gli altri immobili, compresi terreni e seconde case, devono valere complessivamente meno di 30.000 euro. Per il patrimonio mobiliare, cioè conti correnti, libretti, titoli e simili, il tetto è 6.000 euro per una persona sola e cresce fino a 10.000 euro per nuclei più numerosi, con maggiorazioni per ogni figlio e per la presenza di disabilità.

C'è anche un vincolo sui veicoli: nessun componente del nucleo deve essere intestatario di autoveicoli con cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli superiori a 250 cc, immatricolati per la prima volta nei 36 mesi precedenti la domanda. Le auto adattate per la disabilità sono escluse da questo conteggio.

Gli obblighi da rispettare per non perdere il sussidio

Ottenere l'ADI è solo il primo passo. Mantenerlo richiede il rispetto di una serie di condizioni che l'INPS e i servizi sociali verificano nel tempo. La prima cosa da fare dopo l'approvazione della domanda è presentarsi ai servizi sociali del proprio Comune entro 120 giorni. Se non ti presenti, il beneficio viene sospeso. Non revocato subito, ma sospeso: significa che smetti di ricevere i soldi e per riattivarli devi comunque andare ai servizi sociali e sottoscrivere il patto di attivazione digitale sulla piattaforma SIISL, il Sistema Informativo per l'Inclusione Sociale e Lavorativa.

Il patto di attivazione digitale va firmato da tutti i componenti del nucleo che hanno tra 18 e 59 anni e non rientrano nelle categorie di esonero, cioè chi ha una disabilità, chi si prende cura di un minore sotto i tre anni, o chi è già inserito in percorsi di protezione relativi alla violenza di genere. Chi è tenuto a firmare il patto deve anche accettare le offerte di lavoro che arrivano attraverso la piattaforma, entro certi limiti.

I componenti del nucleo cosiddetti "attivabili al lavoro", cioè quelli tra 18 e 59 anni senza impedimenti, devono accettare un'offerta di lavoro a tempo indeterminato su tutto il territorio nazionale, oppure un contratto a tempo determinato se il luogo di lavoro si trova entro 80 chilometri dalla residenza o è raggiungibile in massimo 120 minuti con i mezzi pubblici. Rifiutare un'offerta congrua, cioè che rispetta questi parametri, comporta la decadenza dal beneficio per l'intero nucleo familiare, non solo per la persona che ha rifiutato.

Le situazioni che fanno perdere l'Assegno di inclusione

La revoca scatta in modo automatico in diversi casi. Il più comune è la mancata presentazione ai servizi sociali nei tempi previsti. Ma ci sono altre situazioni meno ovvie che conviene conoscere. Se un componente del nucleo viene trovato a svolgere lavoro in nero, il beneficio decade immediatamente e viene richiesta la restituzione di quanto percepito fino a quel momento. Le verifiche incrociate tra INPS, Agenzia delle Entrate e Ispettorato del lavoro sono frequenti e non riguardano solo il richiedente, ma tutti i componenti del nucleo.

Un altro caso riguarda la variazione del nucleo familiare. Se qualcuno entra o esce dal nucleo, ad esempio per un matrimonio, una separazione, la nascita di un figlio o il trasferimento di un componente, bisogna comunicarlo entro 30 giorni e aggiornare la DSU, cioè la dichiarazione da cui si calcola l'ISEE. Se non lo fai, rischi la sospensione e, nei casi più gravi, la revoca con obbligo di restituzione.

Anche le condanne penali incidono. Se un componente del nucleo viene condannato in via definitiva per reati specifici, tra cui truffa ai danni dello Stato, il beneficio viene revocato. Lo stesso vale per chi fornisce dichiarazioni false nella domanda o nell'ISEE: è un reato penale, punito con la reclusione da due a sei anni.

Quanto dura e come si rinnova

L'ADI viene erogato per 18 mesi. Alla scadenza, si può rinnovare per altri 12 mesi, ma c'è un'interruzione obbligatoria di un mese tra un periodo e l'altro. Durante quel mese non si riceve nulla. Il rinnovo non è automatico: va presentata una nuova domanda all'INPS e bisogna avere un ISEE aggiornato, quindi in corso di validità. L'ISEE scade ogni anno il 31 dicembre e quello nuovo va richiesto a partire da gennaio.

Chi percepisce l'ADI e nel frattempo trova un lavoro dipendente non perde automaticamente il sussidio. Il reddito da lavoro viene parzialmente escluso dal calcolo: i primi 3.000 euro annui lordi non vengono conteggiati. Oltre quella cifra, il reddito da lavoro viene considerato all'80% ai fini della verifica dei requisiti. Questo serve a evitare che accettare un lavoro part time o stagionale faccia perdere tutto il beneficio dall'oggi al domani. Però bisogna comunicare l'inizio dell'attività lavorativa entro 30 giorni, altrimenti si torna al discorso della decadenza.

L'importo e come viene calcolato

L'importo massimo per una persona sola è di 500 euro al mese, che salgono a 630 euro se nel nucleo ci sono solo persone over 67 o con disabilità grave. A questo si aggiunge un contributo per l'affitto fino a 280 euro mensili, che scende a 150 euro per i nuclei composti solo da over 67. L'importo effettivo dipende dal reddito del nucleo e dalla scala di equivalenza: più il nucleo è numeroso e con situazioni di fragilità, più l'importo cresce, fino al tetto massimo.

I soldi vengono caricati sulla Carta di inclusione, una carta di pagamento elettronica che funziona come un bancomat ma con alcune limitazioni. Non si possono fare acquisti online, non si può usare per il gioco d'azzardo e i prelievi in contanti sono limitati a 100 euro al mese per una persona sola.

Chi sta valutando se fare domanda o chi già riceve l'assegno deve tenere sotto controllo soprattutto due cose: la scadenza dell'ISEE e il rispetto delle convocazioni dei servizi sociali. Sono i due motivi più frequenti di sospensione e nella maggior parte dei casi non dipendono da irregolarità, ma da semplice disattenzione.