Bonus mobili ed elettrodomestici: come funziona la detrazione fiscale e le spese che rientrano

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Scritto da

Michela Bergami

Bonus mobili ed elettrodomestici: come funziona la detrazione fiscale e le spese che rientrano

Chi ristruttura casa può recuperare il 50% di quello che spende per mobili ed elettrodomestici nuovi, fino a un tetto massimo di 5.000 euro di spesa. La detrazione si spalma in dieci rate annuali uguali nella dichiarazione dei redditi, quindi ogni anno si scarica un decimo del totale.

Il legame obbligatorio con la ristrutturazione

Questo è il punto che genera più confusione. Il bonus mobili non esiste da solo: funziona solo se è agganciato a un intervento di ristrutturazione edilizia che dà diritto alla detrazione del 50% per il recupero del patrimonio edilizio. Senza quel lavoro edilizio a monte, non puoi detrarre nulla di quello che compri per arredare.

Non basta una qualsiasi ristrutturazione. Servono interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione vera e propria. La manutenzione ordinaria, cioè quella che non modifica nulla di strutturale, vale solo se fatta sulle parti comuni del condominio. Se ridipingi le pareti di casa o cambi le maniglie delle porte, quello è ordinario e non apre la porta al bonus mobili.

Qualche esempio concreto di lavori che ti danno accesso al bonus: sostituzione della caldaia, rifacimento del bagno con spostamento degli impianti, installazione di un impianto fotovoltaico, apertura o chiusura di una porta interna, sostituzione degli infissi con modifica di materiale o tipologia. Anche la sostituzione dell'impianto elettrico o idraulico rientra, perché è manutenzione straordinaria.

C'è un vincolo temporale da rispettare. La data di inizio dei lavori edilizi deve essere anteriore a quella in cui compri i mobili. Non serve che i lavori siano già finiti: basta che siano iniziati. Il documento che fa fede è la comunicazione di inizio lavori al Comune, oppure, quando non è richiesta, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesta la data di avvio dell'intervento.

Quali mobili e quali elettrodomestici si possono detrarre

La lista dei mobili detraibili è piuttosto ampia. Rientrano letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, materassi e apparecchi di illuminazione. In pratica, tutto quello che serve per arredare un'abitazione e che è nuovo.

Non rientrano invece porte, pavimenti, tende e tendaggi, né altri complementi di arredo che non sono classificabili come mobili in senso stretto.

Per gli elettrodomestici, il requisito è la classe energetica. Devono essere almeno di classe A per i forni, almeno classe E per lavatrici, lavasciugatrici e asciugatrici, almeno classe F per frigoriferi e congelatori. La classificazione segue le etichette energetiche europee attualmente in vigore. Se compri un frigorifero di classe G, non lo detrai.

ElettrodomesticoClasse minima richiesta
FornoA
LavatriceE
AsciugatriceE
LavasciugatriceE
Frigorifero e congelatoreF
LavastoviglieE

Rientrano nel bonus anche stufe elettriche, forni a microonde, piastre riscaldanti elettriche, ventilatori elettrici e apparecchi per il condizionamento. Per questi ultimi non è sempre specificata una classe minima, ma è buona norma conservare l'etichetta energetica insieme alla fattura.

Quanto si recupera e come si calcola

Il tetto massimo di spesa è 5.000 euro per unità immobiliare. La detrazione è del 50%, quindi al massimo si recuperano 2.500 euro, divisi in dieci anni. Questo significa 250 euro all'anno in meno di tasse, per dieci anni consecutivi.

Se in casa fai due interventi di ristrutturazione distinti in anni diversi, il limite di 5.000 euro si rinnova per ciascun intervento. Ma se fai un unico intervento che si protrae su due anni, il tetto resta uno solo.

Nel calcolo della spesa rientrano anche i costi di trasporto e montaggio dei beni acquistati. Se paghi 200 euro per la consegna e il montaggio di una cucina, quei 200 euro si sommano al costo del mobile ai fini della detrazione.

Come pagare per non perdere il diritto alla detrazione

Qui si gioca una partita importante, perché il metodo di pagamento sbagliato fa saltare tutto. I pagamenti ammessi sono: bonifico bancario o postale, carta di debito, carta di credito. Sono accettati anche i pagamenti con finanziamento a rate, purché la società finanziaria paghi il venditore con uno di questi strumenti e tu conservi la copia della ricevuta.

Non sono ammessi assegni, contanti e pagamenti con carta prepagata non nominativa. Se paghi in contanti, anche solo una parte dell'importo, quella parte non è detraibile.

Una nota sul bonifico: per il bonus mobili non serve il cosiddetto "bonifico parlante" che si usa per le ristrutturazioni, cioè quello con la causale specifica e i codici fiscali. Va bene un bonifico ordinario. Però sulla causale è comunque consigliabile indicare il riferimento alla fattura e il codice fiscale di chi sostiene la spesa, per evitare contestazioni in fase di controllo.

I documenti da conservare

L'Agenzia delle Entrate può chiedere la documentazione fino a cinque anni dopo la presentazione della dichiarazione in cui hai inserito l'ultima rata. In pratica, devi tenere tutto per almeno quindici anni. Questi sono i documenti che servono.

  • Fattura di acquisto dei mobili o degli elettrodomestici, con dettaglio di cosa è stato comprato
  • Ricevuta del pagamento: estratto conto per le carte, ricevuta del bonifico per i bonifici
  • Documentazione che attesta l'intervento di ristrutturazione collegato: CILA, SCIA, permesso di costruire o dichiarazione sostitutiva
  • Ricevuta di trasmissione all'ENEA per gli elettrodomestici che la richiedono

L'ultimo punto merita attenzione. Per alcuni elettrodomestici con determinate classi energetiche, come forni, frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici e piani cottura elettrici, è obbligatorio trasmettere i dati all'ENEA, l'ente nazionale per le nuove tecnologie. La comunicazione va fatta entro 90 giorni dalla data di acquisto, attraverso il portale online dedicato. Se salti questo passaggio, rischi di perdere la detrazione sull'elettrodomestico in questione.

Chi può chiedere la detrazione

La detrazione spetta a chi sostiene la spesa e che è anche titolare della detrazione per ristrutturazione sull'immobile. Può essere il proprietario, l'usufruttuario, il nudo proprietario, l'inquilino o il comodatario. Se la ristrutturazione è intestata a un coniuge e i mobili li paga l'altro, la detrazione non spetta a nessuno dei due, perché i soggetti non coincidono.

Anche i conviventi possono accedere al bonus, a condizione che sostengano effettivamente la spesa e che la convivenza risulti al momento dell'inizio dei lavori.

Gli errori più frequenti

Il primo è comprare i mobili prima di iniziare la ristrutturazione. Anche di un solo giorno. La sequenza temporale è rigida: prima partono i lavori, poi si comprano i mobili.

Il secondo è confondere la manutenzione ordinaria con quella straordinaria. Cambiare le piastrelle del bagno senza toccare gli impianti è ordinario. Rifare il bagno spostando i tubi è straordinario. La differenza sembra sottile, ma è quella che decide se hai diritto al bonus oppure no.

Il terzo è dimenticare la comunicazione ENEA. Molti si ricordano di conservare fatture e ricevute ma ignorano questo obbligo. Novanta giorni passano in fretta, soprattutto quando si è nel mezzo di un cantiere.

Il quarto, meno ovvio: comprare un elettrodomestico con classe energetica insufficiente. Il venditore non è tenuto a dirti che quel modello non rientra nel bonus. Controlla tu l'etichetta prima di pagare, confrontandola con i requisiti minimi della tabella che ho riportato sopra.

Chi tiene in ordine la documentazione e rispetta la sequenza dei tempi non ha problemi. Il bonus mobili è una detrazione solida, usata da milioni di contribuenti ogni anno, ma funziona solo se ogni passaggio è fatto nel modo giusto e nell'ordine giusto.