Doccia a filo pavimento fai da te: gli errori più comuni da evitare

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Scritto da

Michele Arpino

Doccia a filo pavimento fai da te: gli errori più comuni da evitare

La doccia a filo pavimento richiede un lavoro preparatorio che va ben oltre il togliere il vecchio piatto doccia e piastrellare. Chi la fa in autonomia spesso sottovaluta la parte idraulica e strutturale e i problemi si vedono settimane o mesi dopo, quando ormai il danno è fatto e smontare tutto costa più della prima installazione.

La pendenza del massetto: dove si gioca tutto

Il primo errore e il più diffuso, riguarda la pendenza del massetto, cioè lo strato di cemento su cui poggiano le piastrelle. In una doccia a filo pavimento l'acqua non ha bordi che la trattengono: se il pavimento non la guida verso lo scarico, resta lì. Per funzionare serve una pendenza minima dell'1,5%, che significa circa 1,5 centimetri di dislivello per ogni metro di distanza dallo scarico. Sembra poco e proprio per questo molti la tirano a occhio.

Il problema è che tirare a occhio su una superficie di un metro e mezzo per un metro e mezzo non funziona. Servono una livella lunga e delle guide, i cosiddetti "testimoni", che sono listelli posizionati alla quota giusta prima di stendere il massetto. Senza queste guide il massetto viene irregolare: magari ha la pendenza giusta in un punto e piatto in un altro. Il risultato è che l'acqua ristagna in alcune zone, le fughe delle piastrelle restano sempre umide e nel giro di qualche mese compare la muffa nera nelle fughe, che non va più via con la pulizia normale.

Un dettaglio che molti ignorano: la pendenza va calcolata dal punto più lontano dello scarico, non dal centro della doccia. Se lo scarico è in un angolo, la pendenza deve partire dall'angolo opposto. Se è centrale, deve partire da tutti e quattro i lati. Questo cambia completamente il modo in cui si prepara il massetto.

L'impermeabilizzazione sotto le piastrelle

Qui casca la maggior parte di chi lavora in fai da te. Molti pensano che le piastrelle, una volta posate e fugate, siano impermeabili. Non lo sono. Le fughe assorbono acqua e anche la colla sotto le piastrelle non è una barriera. L'acqua passa, lentamente e raggiunge il massetto sottostante. Se sotto non c'è uno strato impermeabilizzante, l'umidità penetra nel solaio e nei muri perimetrali.

L'impermeabilizzazione si fa con una guaina liquida, che si stende a rullo o a pennello direttamente sul massetto prima di posare le piastrelle. Ne servono almeno due mani, con un tempo di asciugatura tra una e l'altra che varia a seconda del prodotto ma che in genere è di 4 o 6 ore. Lo strato finale deve essere continuo, senza buchi e senza zone scoperte e deve risalire sulle pareti per almeno 20 centimetri sopra il livello del pavimento.

L'errore tipico è applicare la guaina solo sul pavimento e dimenticare il raccordo con le pareti. L'acqua della doccia scorre lungo il muro e arriva proprio in quel punto di giunzione tra pavimento e parete. Se lì non c'è guaina, è come non averla messa affatto. Un altro errore frequente è usare prodotti generici da ferramenta invece di guaine certificate per ambienti umidi. Non tutti i prodotti impermeabilizzanti sono pensati per un contatto costante con l'acqua: quelli da terrazzo, per esempio, non reggono.

Lo scarico: diametro, posizione e accesso

Lo scarico di una doccia a filo pavimento deve avere un diametro minimo di 50 millimetri sul tubo di collegamento alla colonna di scarico. Molti usano tubi da 40 millimetri perché sono quelli che trovano già in casa o al negozio di idraulica. Con un tubo da 40, se la doccia ha un soffione a pioggia da 25 o 30 centimetri, l'acqua esce più velocemente di quanto il tubo riesca a portarla via. Il risultato è un allagamento lento ma costante ogni volta che fai la doccia.

Anche il tipo di piletta di scarico, cioè il pezzo che si vede a pavimento e che raccoglie l'acqua, conta molto. Le pilette per docce a filo pavimento hanno un sifone integrato, quel pezzo curvo che trattiene un po' d'acqua per bloccare i cattivi odori dalla fognatura. Alcune pilette economiche hanno un sifone con una capacità troppo bassa: bastano pochi giorni senza usare la doccia, magari in vacanza, perché l'acqua nel sifone evapori e dalla doccia cominci ad arrivare odore di fogna.

C'è poi la questione dell'accesso. La piletta prima o poi si intasa: capelli, sapone, calcare. Deve essere smontabile e ispezionabile senza rompere nulla. Le canaline lineari, quelle lunghe e strette che si vedono spesso nelle docce moderne, hanno un filtro estraibile che si pulisce facilmente. Le pilette tonde tradizionali a volte vengono murate sotto la piastrella con solo un piccolo foro visibile e quando si intasano l'unica soluzione è rompere il pavimento.

Il tipo di piastrella sbagliato

Non tutte le piastrelle vanno bene per una doccia a filo pavimento. Il parametro da guardare è la classe di scivolosità, indicata con una sigla che va da R9 a R13. Per un pavimento doccia serve almeno una R10, meglio R11. Una piastrella liscia e lucida, tipo quelle da soggiorno, bagnata diventa una lastra di ghiaccio. Il rischio di caduta è reale, soprattutto per anziani o bambini.

C'è anche un problema legato al formato delle piastrelle. Piastrelle grandi, tipo 60x60 centimetri, sono difficili da posare su una superficie in pendenza. La pendenza implica che il piano non è piatto: è un piano inclinato e se la piastrella è grande, i bordi non aderiscono bene e restano sollevati. Il formato migliore per il piatto doccia è il mosaico, con tessere da 5x5 centimetri o simili, perché si adatta facilmente alle variazioni di quota. Se proprio vuoi usare piastrelle più grandi, non superare il 30x30 e usa una colla deformabile di classe S1, che compensa piccoli movimenti senza staccarsi.

Il raccordo con il pavimento del bagno

Una doccia a filo pavimento, per definizione, è allo stesso livello del resto del bagno. Questo significa che se qualcosa va storto con la pendenza o con il volume d'acqua, l'acqua non resta confinata nella zona doccia ma si allarga per tutto il bagno. In un box doccia tradizionale con piatto rialzato questo problema non esiste perché il bordo del piatto fa da contenimento.

Per ridurre il rischio, il pavimento del bagno fuori dalla zona doccia dovrebbe avere una leggera contropendenza, cioè essere leggermente più alto rispetto alla zona doccia. Bastano 3 o 4 millimetri, una differenza invisibile a occhio ma sufficiente a impedire all'acqua di uscire dalla zona di scarico. Chi posa tutto perfettamente in piano, senza questo accorgimento, si ritrova con il pavimento del bagno sempre bagnato dopo ogni doccia.

Controllare il solaio prima di iniziare

Un aspetto che quasi nessuno considera in fase di progetto: lo spessore disponibile nel solaio. Per installare lo scarico con la giusta pendenza verso la colonna di scarico principale serve spazio sotto il pavimento. Il tubo deve scendere di almeno 1 centimetro per ogni metro di lunghezza orizzontale e a questo va aggiunto lo spessore della piletta, del massetto e della piastrella. In totale servono almeno 12 o 15 centimetri di spazio tra la superficie del pavimento finito e la soletta strutturale.

Nelle case vecchie, soprattutto ai piani superiori, questo spazio spesso non c'è. Chi non misura prima si ritrova a dover alzare il pavimento di tutto il bagno per compensare, con un gradino all'ingresso del bagno che nessuno aveva previsto. Oppure, peggio, forza la pendenza del tubo di scarico rendendola insufficiente e lo scarico si intasa continuamente perché l'acqua non ha abbastanza spinta per trascinare via i residui.

Prima di comprare qualsiasi materiale, misura lo spazio disponibile sotto il pavimento esistente. Se non arrivi a 12 centimetri, valuta se ha senso procedere o se è meglio orientarsi su un piatto doccia ultrasottile, che richiede meno spazio e perdona più errori.


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Michele Arpino

So cosa vuol dire avere una casa da mandare avanti. Nei miei articoli affronto la vita domestica con concretezza e zero fronzoli: manutenzione, organizzazione degli spazi, piccoli interventi quotidiani. Scrivo di casa dalla stessa prospettiva di chi ci abita ogni giorno