Gerani rigogliosi: i consigli dei vivaisti per averli carichi di colore

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Gerani rigogliosi: i consigli dei vivaisti per averli carichi di colore

I gerani fioriscono da maggio a ottobre se ricevono sole diretto per almeno cinque ore al giorno e vengono concimati ogni dieci giorni con un fertilizzante ricco di potassio. La differenza tra una cassetta spenta e una che trabocca di fiori sta quasi sempre in tre fattori: esposizione, irrigazione e potatura costante dei fiori secchi.

Le varietà più comuni e le loro differenze reali

Quando si parla di gerani si intendono in realtà due generi diversi. I Pelargonium zonale, quelli con il portamento eretto e le foglie con una fascia scura a forma di anello, sono i classici da davanzale. I Pelargonium peltatum, cioè i gerani edera, hanno fusti ricadenti e foglie lucide e sono quelli che si vedono pendere dai balconi delle case di montagna. Poi ci sono i Pelargonium grandiflorum, detti anche gerani imperiali, con fiori molto grandi ma una fioritura più breve, concentrata tra aprile e giugno.

La scelta della varietà non è solo estetica. I gerani edera sopportano meglio il vento e la pioggia perché i fiori sono più compatti e le foglie cerose lasciano scorrere l'acqua. Gli zonali, al contrario, soffrono di più l'umidità stagnante sulle foglie e sono più soggetti a marciume se bagnati dall'alto. I gerani imperiali vanno tenuti in posizioni riparate dal sole diretto delle ore centrali, altrimenti i fiori durano pochissimo.

Tipo di geranioPortamentoPeriodo di fioritura
ZonaleErettoMaggio - ottobre
Edera (peltatum)RicadenteMaggio - ottobre
Imperiale (grandiflorum)Eretto, cespugliosoAprile - giugno

Se vuoi una fioritura continua per tutta l'estate, gli zonali e gli edera sono la scelta più affidabile. Gli imperiali danno grande soddisfazione per un paio di mesi, poi rallentano e non rifioriscono fino all'anno dopo, a meno di potarli drasticamente dopo la prima fioritura e tenerli in mezz'ombra durante luglio e agosto.

Esposizione e posizione: dove metterli davvero

I gerani vogliono sole. Non luce, sole. Una posizione a est che prende sole solo la mattina fino alle undici non basta per avere fioriture abbondanti. L'ideale è un'esposizione a sud o sud-ovest, con almeno cinque o sei ore di sole diretto. I balconi esposti a ovest funzionano bene perché prendono il sole pomeridiano, che è più intenso.

C'è un'eccezione: nelle regioni del sud Italia, dove a luglio e agosto si superano regolarmente i 38 gradi, il sole diretto dalle 12 alle 16 può bruciare le foglie e far appassire i fiori nel giro di poche ore. In quel caso conviene una posizione che abbia sole al mattino e ombra nelle ore centrali. Non è un problema di luce, è un problema di calore: il terriccio nel vaso si surriscalda e le radici soffrono.

Un dettaglio che fa differenza è il colore del vaso. I vasi in plastica scura assorbono molto calore e possono portare la temperatura del terriccio oltre i 50 gradi in pieno sole estivo. Meglio vasi in terracotta, che traspirando mantengono le radici più fresche, oppure vasi di plastica chiara. Se hai già vasi scuri, mettili dentro una fioriera più grande così che non siano esposti direttamente al sole.

Terriccio e rinvaso: la base di tutto

Il terriccio universale da solo non va bene. È troppo compatto, trattiene troppa acqua e dopo qualche settimana di annaffiature si compatta ancora di più, soffocando le radici. I vivaisti usano un mix di terriccio universale, perlite e un po' di sabbia grossa. La proporzione è circa 70% terriccio, 20% perlite (quei granuli bianchi leggeri che si trovano in qualsiasi garden center) e 10% sabbia. Il risultato è un substrato che drena bene e lascia passare l'aria alle radici.

Il rinvaso si fa a inizio primavera, quando le temperature notturne non scendono più sotto i 10 gradi. Il vaso nuovo deve essere solo un paio di centimetri più largo del precedente: un vaso troppo grande rispetto alla pianta trattiene umidità in eccesso nella zona dove le radici non arrivano ancora e questo favorisce i marciumi. Sul fondo del vaso metti uno strato di argilla espansa, quei sassolini marroni e leggeri, alto circa due centimetri. Serve a evitare che il foro di drenaggio si otturi col terriccio.

Come e quando annaffiare

Il geranio muore più spesso per troppa acqua che per poca. Le radici marciscono in fretta se restano in un terriccio costantemente bagnato. La regola è semplice: infila un dito nel terriccio fino alla seconda falange. Se è asciutto, annaffia. Se è ancora umido, aspetta. In estate, con temperature sopra i 30 gradi, questo può significare annaffiare ogni giorno o anche due volte al giorno per i vasi piccoli esposti a pieno sole. In primavera e autunno, ogni due o tre giorni è sufficiente.

Annaffia sempre il terriccio, mai le foglie e i fiori. L'acqua sulle foglie, soprattutto la sera, crea le condizioni per la botrite, un fungo che forma una muffa grigia e fa marcire i fiori e gli steli. Se usi un sottovaso, svuotalo dopo mezz'ora dall'annaffiatura. L'acqua stagnante nel sottovaso è il modo più rapido per far morire un geranio.

Concimazione: il potassio fa la differenza

Senza concimazione regolare i gerani fioriscono poco e le foglie diventano pallide. Il concime ideale per i gerani ha una proporzione di azoto, fosforo e potassio in cui il potassio è il valore più alto. Sulle confezioni trovi tre numeri separati da trattini, tipo 8-6-12: il terzo numero è il potassio e deve essere il più alto dei tre. Il potassio stimola la produzione di fiori e rende la pianta più resistente al caldo.

La frequenza giusta è ogni 10 giorni da aprile a settembre, usando concime liquido diluito nell'acqua di annaffiatura. Non raddoppiare mai la dose pensando di ottenere più fiori: l'eccesso di concime brucia le radici e provoca punte secche sulle foglie. Meglio concimare più spesso a dose ridotta che poche volte a dose forte. Da ottobre in poi si smette, perché la pianta rallenta e non ha bisogno di nutrienti extra.

Potatura dei fiori secchi e cimatura

Togliere i fiori appassiti non è una questione estetica. Quando un fiore sfiorisce e resta sulla pianta, il geranio usa energia per produrre semi invece di nuovi boccioli. Ogni volta che vedi un'infiorescenza con la maggior parte dei fiori secchi, segui lo stelo fino al punto in cui si inserisce nel fusto principale e staccalo con una torsione decisa. Non tagliare a metà stelo, perché il moncone rimasto secca e può diventare un punto di ingresso per le malattie.

La cimatura è un'altra operazione utile, soprattutto a inizio stagione. Consiste nel tagliare le punte dei rami più lunghi per stimolare la pianta a ramificare. Più rami significano più punti da cui possono nascere fiori. Si fa in aprile e maggio, quando la pianta sta crescendo attivamente. Taglia sopra un nodo, cioè il punto dove una foglia si attacca allo stelo: da lì usciranno due nuovi getti.

Parassiti e malattie: cosa controllare

Il nemico numero uno dei gerani è la farfallina del geranio, il Cacyreus marshalli, un lepidottero arrivato dal Sudafrica che depone le uova sui boccioli. Le larve entrano dentro gli steli e li svuotano dall'interno. Il segnale è chiaro: steli che si anneriscono e si svuotano, boccioli che non si aprono. Se spezzi uno stelo sospetto e dentro trovi una larvetta verde, è lei. Il trattamento più efficace è un insetticida sistemico a base di acetamiprid, che la pianta assorbe e distribuisce in tutti i tessuti. Va applicato ogni tre settimane da aprile a settembre come prevenzione.

L'altro problema frequente è il mal bianco, un fungo che forma una patina biancastra e polverosa sulle foglie. Si sviluppa quando c'è umidità alta e poca circolazione d'aria. Distanziare i vasi di almeno 15 centimetri l'uno dall'altro aiuta molto. Se compare, un trattamento con zolfo bagnabile risolve la situazione in una o due applicazioni a distanza di una settimana.

Svernamento: come farli durare anni

Molti trattano i gerani come piante annuali, li buttano a fine stagione e ne comprano di nuovi a primavera. È uno spreco, perché un geranio ben tenuto dura tranquillamente cinque o sei anni e ogni anno diventa più grande e più fiorifero. Per farli sopravvivere all'inverno serve un posto riparato dal gelo dove la temperatura non scenda sotto i 5 gradi: una scala condominiale, un garage con una finestra, una veranda non riscaldata.

Prima di ricoverarli, a fine ottobre, taglia tutti i rami a circa 15 centimetri dal terriccio. Sembra drastico, ma la pianta in inverno non ha luce sufficiente per mantenere tutta la vegetazione e gli steli lunghi si indeboliscono. Riduci le annaffiature a una volta ogni due settimane, giusto per non far seccare completamente il terriccio. A marzo, quando le giornate si allungano, riprendi le annaffiature normali e concima: nel giro di tre settimane vedrai i nuovi getti.

La differenza tra un geranio comprato a maggio e uno che ha svernato è visibile a occhio: il secondo ha un apparato radicale più sviluppato, fusti più robusti e fiorisce prima e di più, perché non deve spendere le prime settimane a radicare in un vaso nuovo.


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Sabrina Torcello

Ho il pollice verde da quando ho memoria. Scrivo di giardinaggio per chi vuole risultati concreti: piante sane, orto produttivo, spazi verdi che durano nel tempo. Senza magie, solo buone pratiche.