Prezzo del pellet nel 2026: andamento recente e previsioni per i prossimi mesi di riscaldamento

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Scritto da

Michela Bergami

Prezzo del pellet nel 2026: andamento recente e previsioni per i prossimi mesi di riscaldamento

Il pellet di legno in Italia a giugno 2026 si trova mediamente tra 4,50 e 5,20 euro al sacco da 15 kg, con differenze sensibili tra nord e sud e tra grande distribuzione e rivenditori specializzati. Rispetto allo stesso periodo del 2025, il calo è stato contenuto ma costante, nell'ordine del 6-8%.

Quanto costa il pellet oggi e come si è arrivati a questi prezzi

Per capire i numeri attuali bisogna partire da quello che è successo negli ultimi tre anni. Il picco storico del pellet si è registrato nell'inverno 2022-2023, quando un sacco da 15 kg ha toccato anche 12-14 euro in alcune zone d'Italia. La causa principale era il rialzo del gas naturale dopo l'invasione russa dell'Ucraina: milioni di famiglie europee si sono spostate sul pellet tutte insieme e la domanda è esplosa mentre l'offerta restava la stessa. I produttori dell'Europa dell'Est, che fornivano buona parte del mercato italiano, non riuscivano a stare dietro agli ordini.

Dal 2023 in poi il prezzo è sceso progressivamente. Prima è tornato sotto gli 8 euro a sacco, poi sotto i 6 nella primavera 2024. La discesa si è rallentata nel 2025, stabilizzandosi nella fascia attuale. Il motivo è semplice: il prezzo del gas si è assestato su livelli più bassi rispetto alla crisi e chi aveva comprato una stufa a pellet per risparmiare non ha più la stessa urgenza di accumulare scorte con mesi di anticipo. La domanda si è normalizzata.

Oggi il pellet certificato ENplus A1, che è lo standard di qualità più diffuso in Italia e garantisce bassa percentuale di ceneri e alto potere calorifico, costa tra 4,80 e 5,20 euro al sacco nella maggior parte dei punti vendita. Il pellet di qualità inferiore, spesso venduto senza certificazione o con marchi poco conosciuti, scende anche a 4,00-4,50 euro. La differenza di prezzo tra i due si traduce in resa: con il pellet scadente consumi di più, sporchi di più la stufa e rischi di danneggiare la camera di combustione nel tempo.

Le differenze di prezzo tra regioni e canali di vendita

Chi vive nel Nord Italia, soprattutto in Trentino, Veneto e Friuli, paga generalmente meno. La vicinanza ai produttori austriaci e ai distretti di lavorazione del legno italiani riduce i costi di trasporto. In queste zone un bancale da 65 sacchi di pellet ENplus A1 si trova tra 290 e 320 euro, che significa circa 4,50-4,90 euro a sacco.

Al Centro e al Sud i prezzi salgono di qualche decimo per sacco e in Sicilia e Sardegna il costo del trasporto incide ancora di più. Non è raro trovare lo stesso prodotto a 5,50 euro al sacco nelle isole, contro i 4,80 della pianura padana.

Anche il canale di acquisto conta. I grandi magazzini di bricolage e le catene di agraria vendono a prezzi più bassi rispetto al piccolo rivenditore, ma spesso propongono marchi propri la cui qualità va verificata caso per caso. Il consiglio pratico è controllare sempre che sulla confezione ci sia il codice identificativo ENplus con il numero del produttore: è l'unico modo per risalire alla filiera e sapere cosa stai bruciando.

Confronto tra pellet e altre fonti di riscaldamento nel 2026

La domanda che molti si fanno è se il pellet convenga ancora rispetto al gas metano e alle pompe di calore. La risposta dipende da diversi fattori, ma i numeri aiutano a orientarsi.

Fonte di riscaldamentoCosto indicativo per kWh termicoNote
Pellet ENplus A10,045-0,055 €Varia con il prezzo al sacco
Gas metano (uso domestico)0,080-0,095 €Include oneri di sistema e trasporto
Pompa di calore aria-acqua0,040-0,060 €Dipende dal COP e dal costo dell'elettricità
GPL0,100-0,120 €Molto variabile per zona

Il pellet resta più economico del gas metano nella maggior parte dei casi, ma il vantaggio si è ridotto rispetto al periodo della crisi energetica. Le pompe di calore elettriche, quando installate in case ben isolate, possono competere o addirittura costare meno per kilowattora. Il punto è che la pompa di calore richiede un investimento iniziale molto più alto e funziona bene solo se l'edificio ha un buon isolamento termico. Per chi ha già una stufa o una caldaia a pellet, continuare a usarla ha senso economico.

Cosa aspettarsi per l'autunno e l'inverno 2026-2027

Le previsioni sul prezzo del pellet per la prossima stagione di riscaldamento si basano su tre fattori principali: la disponibilità di materia prima, il costo dell'energia per la produzione e la lavorazione e il livello della domanda.

Sul fronte della materia prima, la situazione è stabile. Le segherie europee lavorano a regime normale e il segato, cioè lo scarto di lavorazione del legno da cui si ricava gran parte del pellet, non scarseggia. L'Austria e la Germania, che sono i principali produttori europei, hanno scorte adeguate. Anche la produzione italiana, concentrata soprattutto nel Nord Est, non mostra segnali di tensione.

Il costo dell'energia elettrica e del gas usati negli impianti di pellettizzazione è un fattore che incide sul prezzo finale. Al momento l'elettricità industriale in Italia si è stabilizzata e non ci sono elementi per prevedere rialzi improvvisi nei prossimi sei mesi. Questo significa che il costo di produzione del pellet dovrebbe restare in linea con quello attuale.

La domanda è il fattore più difficile da prevedere. Se l'inverno sarà particolarmente rigido, come è successo nel 2024-2025 in alcune zone del Centro Nord, i consumi aumentano e i prezzi possono salire di qualche punto percentuale tra dicembre e febbraio. Ma non ci sono le condizioni per un'impennata come quella del 2022: il mercato ha imparato la lezione, i distributori tengono scorte più alte e i consumatori comprano con più anticipo.

La stima ragionevole per l'inverno 2026-2027 è un prezzo al sacco compreso tra 5,00 e 5,80 euro per il pellet certificato, con un possibile ritocco verso l'alto del 5-10% nei mesi più freddi rispetto ai prezzi estivi. Chi compra il bancale tra luglio e settembre risparmia quasi sempre rispetto a chi aspetta novembre.

Quando conviene comprare e come evitare fregature

Il periodo migliore per acquistare il pellet è tra giugno e settembre. I rivenditori hanno i magazzini pieni, la domanda è bassa e spesso applicano sconti sui bancali interi. Aspettare ottobre significa pagare di più, non perché il pellet costi di più alla fonte, ma perché la logistica si intasa e chi vende sa che il cliente ha fretta.

Sulla qualità, il consiglio più utile è uno solo: compra solo pellet con certificazione ENplus e controlla che il numero del produttore stampato sul sacco corrisponda a un'azienda reale, verificabile sul sito ufficiale di ENplus. Esistono sacchi contraffatti che riportano il logo senza avere la certificazione. Il pellet non certificato può contenere percentuali alte di corteccia, sabbia o collanti che rovinano la stufa e producono molta più cenere.

Un altro indicatore pratico è il colore: il pellet di buona qualità ha un colore chiaro e uniforme, senza cilindri scuri o polverosi sul fondo del sacco. Se aprendo il sacco trovi molta segatura sciolta, significa che i cilindri si sono sbriciolati durante il trasporto, segno di una compressione insufficiente in fase di produzione.

Il quadro normativo che può influire sui prezzi futuri

C'è un elemento che molti trascurano. L'Unione Europea sta progressivamente restringendo i limiti di emissione per le stufe e le caldaie a biomassa. Il regolamento Ecodesign, già in vigore, impone standard minimi di efficienza e limiti sulle polveri sottili. Alcune regioni italiane, in particolare la Lombardia e il Piemonte, hanno normative ancora più restrittive che vietano l'uso di stufe vecchie con classificazione ambientale bassa.

Questo non incide direttamente sul prezzo del pellet, ma incide sulla platea di chi lo usa. Se nei prossimi anni una parte delle stufe più vecchie verrà messa fuori norma, la domanda potrebbe ridursi leggermente, contribuendo a mantenere i prezzi stabili o in leggero calo. Chi sta valutando se investire in una nuova stufa a pellet dovrebbe verificare che il modello sia almeno in classe 4 stelle secondo la classificazione ambientale italiana, altrimenti rischia di non poterla usare tra qualche anno in diverse aree del Paese.

Il pellet nel 2026 non è più l'affare che sembrava nel 2021 né l'incubo che è stato nel 2022. È una fonte di riscaldamento che costa meno del gas, richiede un minimo di attenzione nella scelta del prodotto e nella manutenzione della stufa e che per i prossimi mesi non riserva sorprese particolari. Chi ha già l'impianto può stare tranquillo e comprare con anticipo, senza farsi prendere dall'ansia delle scorte.