La maggior parte delle piante va concimata tra marzo e settembre, cioè nel periodo in cui crescono attivamente. Concimare nel momento sbagliato non è solo inutile: può danneggiare le radici, alterare il ciclo vegetativo e rendere la pianta più vulnerabile al freddo.
Perché il periodo conta più della quantità
Quando una pianta è in fase di crescita, assorbe acqua e nutrienti dal terreno in modo continuo. Le radici sono attive, il metabolismo è alto e tutto quello che le dai viene effettivamente utilizzato. In autunno e inverno succede il contrario: la pianta rallenta o si ferma del tutto e i sali minerali del concime restano nel terreno senza essere assorbiti. Si accumulano intorno alle radici, aumentano la concentrazione salina del substrato e possono provocare quello che i vivaisti chiamano "bruciatura radicale", cioè un danno alle radici sottili che sono quelle che fanno il lavoro di assorbimento.
Questo vale sia per le piante in vaso che per quelle in giardino, ma in vaso il problema è più serio. In piena terra il terreno ha un volume enorme e i sali in eccesso si diluiscono con le piogge. In un vaso da 30 centimetri non c'è margine: quello che metti resta lì.
Il calendario di concimazione mese per mese
Non tutte le piante seguono lo stesso ritmo, ma esiste uno schema generale che funziona per la maggior parte delle specie coltivate in Italia, sia da interno che da esterno. La tabella qui sotto ti dà un riferimento chiaro su cui basarti.
| Periodo | Cosa fare | Frequenza |
|---|---|---|
| Marzo e aprile | Prima concimazione, dose ridotta | Una volta al mese |
| Maggio, giugno, luglio | Concimazione piena | Ogni 15 giorni |
| Agosto e settembre | Concimazione ridotta | Una volta al mese |
| Ottobre a febbraio | Nessuna concimazione | Sospesa |
A marzo la pianta sta uscendo dal riposo invernale. Le radici riprendono a lavorare ma con calma, quindi serve una dose leggera, circa la metà di quella indicata sulla confezione del concime. Da maggio in poi puoi dare la dose piena, perché la pianta è nel pieno dell'attività vegetativa. Dopo Ferragosto inizi a scalare di nuovo, perché le giornate si accorciano e la crescita rallenta naturalmente.
Articoli più letti:
Piante da interno: le eccezioni da conoscere
Le piante da appartamento vivono in un ambiente con temperatura costante tutto l'anno e questo può confondere. Sembra che non abbiano un vero riposo invernale, ma in realtà lo hanno: la luce naturale diminuisce da ottobre in poi e con meno luce la fotosintesi rallenta. Anche se il termometro in casa segna 21 gradi, la pianta percepisce che le giornate sono corte e riduce il suo metabolismo.
Per questo motivo anche il pothos, la sansevieria o il ficus che tieni in salotto vanno concimati solo da marzo a settembre. L'unica vera eccezione sono le piante che crescono sotto lampade artificiali con fotoperiodo controllato, cioè luci accese per 12 o più ore al giorno tutto l'anno. In quel caso puoi continuare a concimare anche in inverno, ma è una situazione che riguarda pochi coltivatori.
Orto e piante da frutto: tempi diversi
Nell'orto il discorso cambia, perché ogni ortaggio ha il suo ciclo e le sue esigenze. I pomodori, per esempio, vanno concimati al momento del trapianto e poi ogni due settimane fino a quando producono frutti. Le zucchine sono ancora più voraci e beneficiano di concimazioni frequenti da giugno ad agosto. Le insalate, al contrario, hanno bisogno di poco: una concimazione leggera al momento della semina e basta.
Per gli alberi da frutto ci sono due momenti chiave. Il primo è a fine inverno, tra febbraio e marzo, prima che le gemme si aprano: in questa fase si usa un concime ricco di azoto, che è l'elemento che stimola la crescita dei rami e delle foglie. Il secondo è dopo la raccolta dei frutti, tra settembre e ottobre, con un concime che contiene più fosforo e potassio per aiutare la pianta a ricostituire le riserve e prepararsi all'inverno. Questa seconda concimazione è l'unico caso in cui si lavora fuori dal periodo marzo/settembre, ed è specifica per le piante da frutto che hanno dato una produzione abbondante.
Concime liquido o granulare: quando usare l'uno o l'altro
Il tipo di concime influisce anche sul momento giusto per darlo. Il concime liquido si diluisce nell'acqua di irrigazione e viene assorbito dalle radici nel giro di pochi giorni. È la scelta migliore per le piante in vaso e per tutte le situazioni in cui vuoi un effetto rapido. Lo dai ogni 15 giorni durante il periodo di crescita attiva e il gioco è fatto.
Il concime granulare a lento rilascio funziona in modo diverso: i granuli si sciolgono lentamente con le irrigazioni e rilasciano nutrienti per 3 o 4 mesi. Questo significa che ne basta un'applicazione a inizio primavera e una a inizio estate. È molto comodo per le piante in giardino e per chi non vuole stare dietro a concimazioni frequenti. Il rischio è sovradosare, perché l'effetto non è immediato e la tentazione di aggiungerne altro è forte. Se hai messo il granulare a marzo e a maggio la pianta ti sembra un po' spenta, aspetta: probabilmente sta ancora ricevendo nutrienti dal primo rilascio.
I segnali che stai concimando nel momento sbagliato
Una pianta che riceve concime quando non ne ha bisogno manda segnali abbastanza chiari. Il primo è la comparsa di una crosta biancastra sulla superficie del terriccio: sono i sali minerali che non vengono assorbiti e risalgono per evaporazione. Il secondo è l'ingiallimento delle punte delle foglie, che non va confuso con la mancanza d'acqua. Quando le punte diventano marroni e secche partendo proprio dalla punta verso il centro della foglia, spesso il problema è un eccesso di concime, non una carenza.
Un altro segnale è la crescita di germogli deboli e allungati in autunno. Se concimi a ottobre, la pianta può produrre nuova vegetazione che però non avrà il tempo di irrobustirsi prima del freddo. Quei rami teneri saranno i primi a soffrire con le temperature basse e la pianta avrà sprecato energia che le serviva per superare l'inverno.
Come regolarsi con le piante appena rinvasate
Se hai appena cambiato il vaso a una pianta usando terriccio nuovo, non concimare subito. I terricci di buona qualità contengono già una dose di concime a lento rilascio che dura dalle 4 alle 6 settimane. Aggiungere altro concime in quel periodo significa raddoppiare la dose, con il rischio concreto di bruciare le radici proprio nel momento in cui sono più fragili, perché il rinvaso le ha disturbate.
La regola pratica è aspettare almeno un mese dal rinvaso prima di dare qualsiasi concime. Se hai rinvasato a marzo, la prima concimazione sarà ad aprile. Se hai rinvasato a settembre, che è un periodo meno ideale ma a volte necessario, non concimare affatto: aspetta la primavera successiva.
Il terreno conta quanto il calendario
Un terreno argilloso trattiene i nutrienti più a lungo di un terreno sabbioso, dove l'acqua scorre via veloce e si porta dietro anche i sali minerali. Chi coltiva in terreno sabbioso deve concimare più spesso ma con dosi più basse. Chi ha un terreno argilloso pesante può permettersi concimazioni meno frequenti, perché il substrato funziona come una riserva naturale.
Lo stesso vale per il terriccio in vaso: quelli a base di torba trattengono bene i nutrienti, quelli con molta fibra di cocco o perlite drenano di più e richiedono concimazioni leggermente più ravvicinate. Osservare come si comporta l'acqua quando irrighi ti dice molto: se scende subito dal foro di drenaggio, quel substrato non trattiene granché e dovrai compensare con concimazioni più frequenti a dose ridotta.
Il momento giusto per concimare non è mai una data fissa sul calendario. È una combinazione tra il ciclo della pianta, il tipo di substrato e le condizioni di luce. Se impari a leggere questi tre fattori insieme, le tue piante ti diranno da sole quando hanno fame.






