Rosmarino e funzioni cognitive: cosa suggeriscono gli studi sui possibili benefici per la memoria

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Alessia Merlino

Rosmarino e funzioni cognitive: cosa suggeriscono gli studi sui possibili benefici per la memoria

L'olio essenziale di rosmarino contiene una sostanza chiamata 1,8-cineolo che, una volta inalata o assorbita, raggiunge il sangue e attraversa la barriera tra circolo sanguigno e cervello. Diversi gruppi di ricerca hanno misurato cosa succede alle prestazioni cognitive quando questa sostanza è presente nell'organismo e i risultati sono interessanti anche se ancora parziali.

La sostanza chiave: il 1,8-cineolo

Il rosmarino produce decine di composti volatili, ma quello che interessa di più ai ricercatori è il 1,8-cineolo, un monoterpene presente anche nell'eucalipto e nella salvia. Quando annusi del rosmarino fresco o il suo olio essenziale, il cineolo entra nei polmoni, passa nel sangue e arriva al cervello in tempi piuttosto rapidi. Uno studio condotto alla Northumbria University nel 2012 ha misurato la concentrazione di cineolo nel plasma sanguigno dei partecipanti dopo che avevano trascorso del tempo in una stanza dove era stato diffuso olio essenziale di rosmarino. Chi aveva livelli più alti di cineolo nel sangue tendeva a ottenere punteggi migliori nei test di velocità di elaborazione e accuratezza delle risposte.

Il meccanismo ipotizzato riguarda l'acetilcolina, un neurotrasmettitore coinvolto nella memoria e nell'attenzione. Il cineolo sembra inibire parzialmente l'enzima che degrada l'acetilcolina, chiamato acetilcolinesterasi. In parole semplici: se quell'enzima lavora meno, l'acetilcolina resta disponibile più a lungo tra i neuroni e la trasmissione dei segnali legati alla memoria funziona in modo più efficiente. È lo stesso principio su cui si basano alcuni farmaci usati nelle fasi iniziali dell'Alzheimer, anche se ovviamente con una potenza molto diversa.

Cosa hanno misurato gli studi principali

La maggior parte della ricerca viene da gruppi britannici, in particolare dal team di Mark Moss alla Northumbria University, che ha pubblicato diversi lavori tra il 2003 e il 2018. Gli esperimenti seguono quasi sempre lo stesso schema: un gruppo di persone viene esposto all'aroma di rosmarino in una stanza chiusa, un altro gruppo sta in una stanza senza odori particolari, poi tutti fanno gli stessi test cognitivi. I test misurano cose specifiche come la memoria prospettica, cioè la capacità di ricordarsi di fare qualcosa in futuro, la velocità nel fare calcoli mentali, il tempo di reazione a stimoli visivi.

Nel 2017, uno studio ha coinvolto 150 persone sopra i 65 anni e ha trovato un miglioramento nella memoria prospettica nel gruppo esposto al rosmarino rispetto al gruppo di controllo. Il dato era statisticamente significativo, il che vuol dire che la differenza non era attribuibile al caso. Però parliamo di miglioramenti nell'ordine del 15 per cento nei punteggi dei test, non di trasformazioni radicali nelle capacità mentali.

Un altro filone di ricerca ha guardato l'effetto sugli studenti durante sessioni di studio o esami simulati. Uno studio iraniano del 2018, pubblicato su Complementary Therapies in Clinical Practice, ha osservato che studenti di infermieristica esposti all'aroma di rosmarino prima di un esame riportavano livelli di ansia più bassi e punteggi leggermente più alti. Qui si apre una questione importante: quanto del beneficio dipende dal cineolo che agisce sul cervello e quanto dal semplice fatto che un odore gradevole riduce lo stress e quindi libera risorse cognitive? Non è facile separare i due effetti.

I limiti che bisogna conoscere

Gli studi sul rosmarino e la memoria hanno limiti concreti che vale la pena capire prima di trarre conclusioni. Il primo è la dimensione dei campioni. La maggior parte degli esperimenti ha coinvolto tra 20 e 150 persone. Per la ricerca in ambito nutrizionale e aromaterapico sono numeri accettabili, ma non sono sufficienti per considerare i risultati definitivi. Servirebbero studi più ampi e, soprattutto, replicati da gruppi di ricerca indipendenti.

Il secondo limite riguarda la durata dell'esposizione. Quasi tutti gli studi misurano l'effetto acuto, cioè cosa succede nelle ore immediatamente successive all'inalazione. Nessuno ha ancora dimostrato in modo solido che annusare rosmarino ogni giorno per mesi produca un beneficio cumulativo e duraturo sulle funzioni cognitive. È una differenza importante: un conto è dire che il cineolo migliora temporaneamente la prontezza mentale, un altro è sostenere che il rosmarino previene il declino cognitivo.

Il terzo punto è il confronto con il placebo. In alcuni studi, il gruppo di controllo stava in una stanza senza odori. Ma l'assenza di odore non è un vero placebo, perché i partecipanti potevano rendersi conto di non ricevere nessun trattamento. Gli studi più rigorosi usano un odore alternativo, come la lavanda e in quei casi i risultati del rosmarino restano positivi ma le differenze si riducono.

Rosmarino ingerito e rosmarino inalato: due cose diverse

C'è una distinzione che spesso viene ignorata. Una cosa è inalare l'olio essenziale, un'altra è mangiare rosmarino nella pasta o berlo in tisana. Quando cucini con il rosmarino, le quantità di cineolo che arrivano al cervello sono molto più basse rispetto all'inalazione diretta, perché la cottura degrada parte dei composti volatili e la digestione ne riduce ulteriormente la biodisponibilità, cioè la quota che effettivamente entra in circolo.

Alcuni studi hanno testato estratti concentrati di rosmarino in capsule, con dosi standardizzate. Un lavoro australiano del 2012 ha trovato che dosi basse, intorno ai 750 milligrammi di estratto secco, miglioravano la velocità della memoria, mentre dosi più alte, intorno ai 6000 milligrammi, la peggioravano. Questo suggerisce che la relazione tra dose ed effetto non è lineare: di più non significa meglio e superare certe quantità potrebbe addirittura essere controproducente.

L'acido rosmarinico, un altro composto presente nella pianta, ha mostrato proprietà antiossidanti e antinfiammatorie in studi di laboratorio su cellule e animali. Ma i risultati ottenuti in provetta non si trasferiscono automaticamente al corpo umano e le dosi usate in laboratorio sono spesso molto superiori a quelle che si possono assumere mangiando o bevendo rosmarino.

Come usare queste informazioni nella pratica

Se vuoi provare, il modo più coerente con gli studi è la diffusione ambientale dell'olio essenziale. Un diffusore a ultrasuoni con 3 o 4 gocce di olio essenziale di rosmarino in una stanza di dimensioni normali è sufficiente per raggiungere una concentrazione nell'aria paragonabile a quella usata negli esperimenti. Il tempo di esposizione negli studi va dai 4 ai 10 minuti prima dell'attività cognitiva, quindi non serve tenere il diffusore acceso per ore.

ModalitàCoerenza con gli studiNote pratiche
Inalazione con diffusoreAlta3-4 gocce, 5-10 minuti prima dell'attività
Tisana di rosmarinoBassaIl cineolo si disperde in parte con l'acqua calda
Rosmarino in cucinaMolto bassaLa cottura degrada i composti volatili

Un'avvertenza concreta: gli oli essenziali non vanno ingeriti, non vanno applicati puri sulla pelle e non vanno usati vicino a neonati o animali domestici senza informarsi prima. Chi soffre di epilessia dovrebbe evitare l'olio essenziale di rosmarino perché il cineolo ad alte concentrazioni può abbassare la soglia convulsiva. Anche le donne in gravidanza dovrebbero consultare il medico prima dell'uso.

Quello che sappiamo davvero, a oggi

La ricerca sul rosmarino e le funzioni cognitive è promettente ma ancora giovane. Esiste un meccanismo biologico plausibile, legato all'inibizione dell'acetilcolinesterasi. Esistono risultati positivi su piccoli campioni umani, soprattutto per la memoria a breve termine e la velocità di elaborazione. Non esistono ancora prove sufficienti per dire che il rosmarino previene malattie neurodegenerative o sostituisce qualsiasi tipo di trattamento medico.

Quello che si può dire con ragionevole sicurezza è che diffondere olio essenziale di rosmarino nell'ambiente prima di un'attività che richiede concentrazione non fa male alla maggior parte delle persone e potrebbe dare un piccolo vantaggio misurabile. Non è magia, non è una cura, ma è un dato che ha una base scientifica reale, anche se ancora incompleta. La differenza tra chi conosce l'argomento e chi no sta proprio qui: nel saper distinguere tra un effetto documentato e una promessa esagerata.