Le ortensie a febbraio sono ancora in riposo vegetativo, con i rami spogli e le gemme chiuse. È proprio in questo periodo che si fanno gli interventi più importanti per avere piante cariche di fiori da giugno in poi.
La potatura di febbraio: dove tagliare e dove no
La regola numero uno è sapere che tipo di ortensia hai in giardino, perché si potano in modo diverso. La maggior parte delle ortensie che vedi nei giardini italiani sono Hydrangea macrophylla, quelle con i fiori a palla, rosa o blu. Queste fioriscono sui rami dell'anno precedente, cioè su quelli che sono cresciuti durante l'estate passata. Se li tagli a febbraio, elimini proprio le gemme che avrebbero prodotto i fiori. Risultato: pianta verde e rigogliosa, ma senza un fiore.
Sulla macrophylla a febbraio devi limitarti a tre operazioni. Togli i rami secchi, quelli che si spezzano facilmente e hanno un aspetto grigio e disidratato. Taglia i rami che si incrociano verso l'interno della pianta, perché tolgono aria e luce. Infine, accorcia solo i rami che hanno fiorito l'anno scorso, tagliando appena sopra la prima coppia di gemme grosse e gonfie che trovi scendendo dalla cima. Quelle gemme sono i tuoi futuri fiori.
Discorso completamente diverso per l'Hydrangea paniculata, quella con i fiori a pannocchia allungata. Questa fiorisce sui rami nuovi, quelli che cresceranno da marzo in poi. Puoi potarla in modo deciso a febbraio, accorciando i rami a due o tre gemme dalla base. Una potatura forte stimola la produzione di rami vigorosi e rami vigorosi significano fiori più grandi.
| Tipo di ortensia | Fiorisce su | Potatura a febbraio |
|---|---|---|
| Macrophylla (fiori a palla) | Rami dell'anno prima | Solo rami secchi e incrociati, accorciare sopra le gemme gonfie |
| Paniculata (fiori a pannocchia) | Rami nuovi | Potatura decisa, 2-3 gemme dalla base |
| Quercifolia (foglie a quercia) | Rami dell'anno prima | Come la macrophylla, interventi minimi |
Se non sai che ortensia hai, guarda la forma dei fiori secchi ancora attaccati alla pianta. Le paniculata hanno residui allungati e conici, le macrophylla hanno forme tondeggianti. Nel dubbio, pota poco: è sempre meglio perdere qualche fiore per eccesso di prudenza che ritrovarsi con una pianta completamente spoglia di boccioli.
Pulizia del terreno e pacciamatura
Febbraio è il momento giusto per sistemare il terreno attorno alle ortensie. Togli le foglie cadute accumulate alla base, soprattutto se sono bagnate e compatte. Quello strato umido e fitto è il posto dove svernano le spore di funghi come la botrite, una muffa grigia che attacca i fiori e le foglie appena arriva il caldo umido di primavera. Ripulire adesso riduce parecchio il rischio di problemi dopo.
Dopo la pulizia, aggiungi uno strato di pacciamatura fresca, cioè materiale organico che copre il terreno attorno alla pianta. Corteccia di pino sminuzzata, foglie di faggio, oppure aghi di pino vanno tutti bene. Lo strato deve essere alto circa 5 centimetri. Serve a tre cose: mantiene umido il suolo quando arriverà il caldo, protegge le radici superficiali dalle ultime gelate di fine inverno e, decomponendosi, nutre il terreno lentamente.
Un dettaglio che fa differenza: se le tue ortensie sono blu e vuoi mantenerle blu, usa aghi di pino o corteccia di conifere. Questi materiali acidificano leggermente il terreno man mano che si decompongono e le ortensie producono fiori blu solo in terreni acidi, con un pH sotto 5,5. Con la pacciamatura di conifere dai una mano costante senza dover intervenire con prodotti specifici.
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Concimazione: cosa dare e quando
A febbraio le ortensie non hanno ancora ripreso a vegetare, quindi una concimazione vera e propria è prematura. Quello che puoi fare è preparare il terreno con un ammendante organico, cioè un materiale che migliora la struttura del suolo e rilascia nutrienti molto lentamente. Il compost maturo è la scelta più semplice: ne spargi uno strato di 2 o 3 centimetri attorno alla pianta, senza ammucchiarlo contro il fusto e lo lasci lì.
La concimazione vera, quella con un concime granulare specifico per piante acidofile, va fatta a marzo, quando vedi le prime gemme che cominciano ad aprirsi. Farlo prima è uno spreco, perché la pianta non assorbe nutrienti finché le radici non riprendono l'attività. Il concime resterebbe nel terreno a dilavarsi con le piogge senza essere utilizzato.
Se vuoi ortensie blu, a marzo aggiungi anche solfato di alluminio, che trovi nei garden center spesso venduto come "azzurrante per ortensie". La dose è di circa 30 grammi per pianta, sciolti in 10 litri d'acqua, da versare alla base. Ripeti una volta al mese fino a maggio. Senza alluminio disponibile nel terreno, anche in suolo acido i fiori tendono al rosa.
Controllo dei danni da gelo
Febbraio è anche il mese in cui valuti come le tue ortensie hanno passato l'inverno. Se ci sono state gelate forti, sotto i meno 5 gradi, le gemme apicali della macrophylla possono essere danneggiate. Le riconosci perché sono scure, molli al tatto e se le apri con l'unghia dentro sono marroni invece che verdi. Una gemma sana è compatta e, aprendola, mostra tessuto verde chiaro.
Se le gemme apicali sono morte, non disperare. Scendi lungo il ramo e cerca le gemme laterali più in basso: spesso sono sopravvissute perché protette dalla struttura della pianta. Taglia il ramo appena sopra una coppia di gemme laterali vive. La fioritura sarà meno abbondante, ma non persa del tutto.
Per le ortensie in vaso il discorso è diverso. Le radici in vaso sono molto più esposte al freddo rispetto a quelle in piena terra, perché non hanno la massa di suolo che fa da isolante. Se il vaso è rimasto all'aperto tutto l'inverno senza protezione e ci sono state gelate prolungate, controlla lo stato delle radici: estrai la pianta e guarda se le radici periferiche sono scure e molli. In quel caso, elimina le parti danneggiate con forbici pulite e rinvasa con terriccio fresco per acidofile.
Nuovi impianti e spostamenti
Se vuoi piantare una nuova ortensia o spostarne una che sta nel posto sbagliato, la fine di febbraio è il momento migliore, a patto che il terreno non sia gelato. La pianta è ancora in dormienza, quindi sopporta bene lo stress del trapianto. Da metà marzo in poi, con la vegetazione che riparte, il rischio di sofferenza aumenta.
Scegli una posizione a mezz'ombra: le ortensie vogliono luce, ma il sole diretto nelle ore centrali estive brucia le foglie e asciuga i fiori in fretta. L'ideale è sole al mattino e ombra dal primo pomeriggio. Sotto alberi a foglia caduca funziona bene, perché d'inverno arriva luce e d'estate c'è la chioma a fare filtro.
La buca deve essere larga almeno il doppio del pane di terra e profonda quanto il vaso. Mescola il terreno di scavo con un terzo di torba o terriccio per acidofile, soprattutto se il tuo suolo è calcareo. Le ortensie in terreno calcareo soffrono di clorosi, cioè le foglie diventano gialle con le venature verdi, perché non riescono ad assorbire il ferro. Partire con un terreno corretto alla base ti risparmia problemi per anni.
Dopo aver piantato, annaffia abbondantemente anche se il terreno sembra già umido. L'acqua serve a far aderire la terra alle radici ed eliminare le sacche d'aria, non solo a idratare. Poi metti la pacciamatura e lascia fare alla pianta: le prime gemme si apriranno tra qualche settimana e da lì capirai se tutto è andato bene.






