Ulivo: come ottenere una raccolta abbondante di olive con cure semplici

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Ulivo: come ottenere una raccolta abbondante di olive con cure semplici

Un ulivo che produce bene non ha bisogno di trattamenti complicati: ha bisogno di potatura fatta al momento giusto, acqua quando serve davvero e un terreno che non resti zuppo. La differenza tra un albero che carica e uno che alterna anni pieni e anni vuoti sta quasi sempre in poche cure di base fatte con costanza.

L'alternanza di produzione e come ridurla

L'ulivo tende naturalmente a produrre molto un anno e poco quello dopo. Questo fenomeno si chiama alternanza di produzione, ed è il problema più comune per chi vuole una raccolta regolare. Succede perché l'albero, quando carica tantissime olive, esaurisce le sue riserve di energia e l'anno successivo non riesce a formare abbastanza gemme a fiore. Il risultato è un'annata scarsa, seguita di nuovo da una piena, in un ciclo che si autoalimenta.

Per spezzare questo schema servono due cose. La prima è una potatura regolare che tolga il legno in eccesso ogni anno, non ogni due o tre. La seconda è la concimazione dopo la raccolta, quando l'albero ha bisogno di ricostruire le scorte. Se fai solo una delle due cose, l'alternanza si riduce ma non sparisce. Se le fai entrambe con continuità, dopo due o tre anni noti che le annate di scarica diventano molto meno evidenti.

Quando e come potare per favorire la fruttificazione

Il periodo migliore per potare l'ulivo va da fine febbraio a fine marzo, prima che riprenda la vegetazione ma dopo le gelate più intense. In zone con inverni miti, come il sud Italia e le coste, si può anticipare a febbraio senza problemi. In collina o al centro nord, meglio aspettare marzo.

L'errore più frequente è potare troppo. Un ulivo potato in modo drastico risponde con una quantità enorme di succhioni, quei rami dritti e vigorosi che crescono verso l'alto e non producono olive. L'albero li genera per compensare la chioma persa e il risultato è che l'anno dopo hai un groviglio di vegetazione improduttiva.

La regola pratica è togliere ogni anno circa un quarto della chioma, non di più. Concentrati su tre tipi di rami: quelli secchi, quelli che crescono verso l'interno dell'albero e quelli che si incrociano con altri. L'obiettivo è che la luce del sole arrivi anche ai rami più interni, perché l'ulivo fruttifica sui rami dell'anno precedente che hanno ricevuto abbastanza luce. Un ramo in ombra produce foglie, non olive.

Un altro punto spesso trascurato: i tagli vanno fatti netti, con cesoie o segaccio ben affilati e sempre vicino al punto di inserzione sul ramo principale. I monconi lasciati lunghi tre o quattro centimetri diventano punti di ingresso per funghi e batteri e l'albero fatica a cicatrizzare.

Concimazione: cosa dare e quando

L'ulivo non è un albero particolarmente esigente in fatto di nutrimento, ma ha due momenti in cui la concimazione fa davvero la differenza. Il primo è a fine inverno, tra febbraio e marzo, quando la pianta si prepara alla ripresa vegetativa. Il secondo è subito dopo la raccolta, tra novembre e dicembre, per aiutarla a recuperare.

A fine inverno serve soprattutto azoto, che stimola la crescita dei nuovi germogli su cui si formeranno le olive l'anno dopo. Un concime organico come lo stallatico maturo funziona bene: ne bastano 3 o 4 chili per pianta adulta, distribuiti sotto la chioma e leggermente interrati con una zappatura superficiale. Se preferisci un concime minerale, un prodotto con formula tipo 20-10-10 va bene, nella dose di circa 500 grammi per pianta.

Dopo la raccolta, invece, l'albero ha bisogno di potassio e fosforo più che di azoto. Il potassio in particolare aiuta la lignificazione dei rami, cioè il processo con cui il legno diventa più resistente al freddo invernale. Un concime con formula 8-24-24 o simile, distribuito a 300 o 400 grammi per pianta, copre bene questa fase.

PeriodoTipo di concimeDose per pianta adulta
Febbraio-marzoStallatico maturo o NPK 20-10-103-4 kg (organico) o 500 g (minerale)
Novembre-dicembreNPK 8-24-24 o simile300-400 g

Evita di concimare in estate. L'azoto dato a luglio o agosto stimola vegetazione nuova che non fa in tempo a maturare prima dell'autunno e diventa vulnerabile al freddo. Inoltre sottrae energia alla maturazione delle olive già presenti.

Irrigazione: quanto conta l'acqua per la resa

L'ulivo è una pianta resistente alla siccità, su questo non ci sono dubbi. Ma resistente alla siccità non significa che produce bene senza acqua. Un ulivo che soffre la sete da giugno a settembre sopravvive, però lascia cadere una parte delle olive prima che maturino. È un meccanismo di difesa: la pianta sacrifica i frutti per non disidratarsi.

Se vuoi una raccolta abbondante, l'irrigazione nei mesi estivi fa una differenza enorme, soprattutto in annate con poca pioggia. Non servono grandi quantità: 30 o 40 litri per pianta ogni 10 giorni, da giugno a fine agosto, sono sufficienti nella maggior parte dei casi. L'importante è bagnare in profondità, non fare irrigazioni superficiali frequenti che tengono umido solo il primo strato di terra e favoriscono le radici superficiali.

Il momento critico è tra la fine di giugno e la metà di luglio, quando avviene l'indurimento del nocciolo. In questa fase l'oliva smette di crescere per qualche settimana mentre il seme al suo interno si solidifica. Se manca acqua proprio in quel periodo, molti frutti cadono. Dopo l'indurimento, l'oliva riprende a ingrossarsi e accumula olio: anche qui l'acqua aiuta, ma il danno maggiore si fa prima.

Difesa dai parassiti più comuni

Il nemico numero uno della produzione è la mosca dell'olivo, un insetto che depone le uova dentro le olive in maturazione. La larva si sviluppa nella polpa, rovina il frutto e peggiora la qualità dell'olio. In annate calde e umide le infestazioni possono compromettere anche il 50 o 60 per cento del raccolto.

Per chi ha poche piante e non vuole usare insetticidi chimici, le trappole cromotropiche gialle con attrattivo alimentare funzionano come sistema di monitoraggio: ti dicono quando la mosca è presente e in che quantità. Ne servono due o tre per oliveto, appese ai rami a circa un metro e mezzo da terra, da luglio in poi. Quando trovi più di due o tre mosche a settimana per trappola, è il momento di intervenire.

Un trattamento a base di caolino, un'argilla bianca che si spruzza sulle chiome, crea una barriera fisica che disorienta la mosca e le impedisce di deporre. Va applicato da luglio, ripetuto dopo ogni pioggia e lavato via prima della raccolta. Non è un sistema infallibile, ma in oliveti piccoli e medi riduce i danni in modo significativo senza lasciare residui chimici.

Il terreno giusto e la gestione del suolo

L'ulivo tollera terreni poveri e sassosi, ma c'è una cosa che non sopporta: il ristagno d'acqua. Le radici in un terreno che resta bagnato a lungo marciscono e l'albero deperisce lentamente. Se il tuo terreno è argilloso e pesante, la cosa più utile che puoi fare non è concimare di più, è migliorare il drenaggio. Una lavorazione superficiale del suolo in primavera, senza andare oltre i 10 o 15 centimetri di profondità, rompe la crosta e facilita l'assorbimento dell'acqua piovana senza danneggiare le radici.

L'inerbimento, cioè lasciare crescere l'erba sotto gli alberi e sfalciarla periodicamente, è una pratica che negli ultimi anni si è diffusa molto. Funziona bene nei terreni in pendenza perché l'erba trattiene il suolo e riduce l'erosione. Nei terreni pianeggianti e argillosi, però, può creare competizione per l'acqua in estate. La soluzione intermedia è sfalciare l'erba a maggio e lasciarla a terra come pacciamatura: protegge il suolo dal sole, trattiene l'umidità e si decompone restituendo sostanza organica.

La raccolta al momento giusto

Anche il momento in cui raccogli incide sulla quantità di olio che ottieni. Le olive raccolte troppo presto, quando sono ancora completamente verdi, danno un olio più amaro e piccante ma in quantità minore perché il contenuto di grasso non ha raggiunto il massimo. Quelle raccolte troppo tardi, già nere e molli, danno più olio in termini di volume ma di qualità inferiore, con difetti di sapore.

Il momento migliore è quando le olive sono in fase di invaiatura, cioè quando la buccia comincia a virare dal verde al viola. In questa fase il rapporto tra quantità e qualità dell'olio è al punto più alto. Per la maggior parte delle varietà italiane, questo succede tra metà ottobre e metà novembre, ma dipende dalla zona e dall'andamento stagionale.

Un ulivo ben potato, concimato nei tempi giusti e con un minimo di acqua in estate non ha bisogno di miracoli per caricare. La costanza nelle cure annuali conta più di qualsiasi intervento straordinario fatto una volta ogni tanto.


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Sabrina Torcello

Ho il pollice verde da quando ho memoria. Scrivo di giardinaggio per chi vuole risultati concreti: piante sane, orto produttivo, spazi verdi che durano nel tempo. Senza magie, solo buone pratiche.