Caffè: come berlo nel modo corretto, gli errori più comuni da evitare e i consigli degli esperti

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Scritto da

Alessia Merlino

Caffè: come berlo nel modo corretto, gli errori più comuni da evitare e i consigli degli esperti

La maggior parte delle persone beve il caffè seguendo abitudini costruite nel tempo senza mai metterle in discussione. Alcune di queste abitudini riducono il piacere della bevanda, altre interferiscono con il suo effetto, altre ancora possono creare piccoli problemi digestivi che si eviterebbero con accorgimenti minimi.

Il momento della giornata conta più di quanto pensi

Bere il caffè appena svegli, come prima cosa della giornata, è l'abitudine più diffusa e anche una delle meno sensate dal punto di vista fisiologico. Nelle prime ore dopo il risveglio il corpo produce naturalmente cortisolo, un ormone che ti tiene vigile e attivo. Aggiungere caffeina in quel momento significa sovrapporre due stimoli che fanno la stessa cosa: il risultato è che il corpo si abitua più in fretta alla caffeina e col tempo ne serve di più per sentirne l'effetto.

Il picco di cortisolo dura circa un'ora, un'ora e mezza dal risveglio. Se ti alzi alle sette, il momento migliore per il primo caffè è tra le otto e mezza e le nove. Non è una regola rigida, ma la differenza si nota: la caffeina lavora meglio quando il cortisolo inizia a scendere, perché non compete con qualcosa che il corpo sta già producendo da solo. Chi prova a spostare il caffè di un'ora spesso si accorge che l'effetto di lucidità dura più a lungo.

Il secondo momento critico è il caffè dopo cena. Qui la questione non è solo il sonno. La caffeina ha un'emivita di circa cinque ore, il che significa che dopo cinque ore nel sangue ne circola ancora la metà. Un caffè bevuto alle nove di sera alle due di notte è ancora attivo al cinquanta per cento. Anche se riesci ad addormentarti, la qualità del sonno profondo si riduce. E il sonno profondo è quello che ti fa svegliare riposato.

A stomaco vuoto: perché brucia e cosa succede davvero

Il caffè a stomaco vuoto è un'abitudine comune soprattutto in Italia, dove molti escono di casa con un espresso e nient'altro. Il problema non è la caffeina in sé, ma l'acidità della bevanda combinata con l'assenza di cibo. Il caffè stimola la produzione di acido cloridrico nello stomaco. Se lo stomaco è vuoto, quell'acido non ha nulla da digerire e attacca la mucosa gastrica, cioè il rivestimento interno dello stomaco.

Nel breve periodo senti bruciore, acidità, a volte un po' di nausea. Nel lungo periodo, chi ha già una predisposizione alla gastrite o al reflusso peggiora la situazione. Non serve una colazione abbondante per evitarlo: bastano un paio di fette biscottate, un pezzo di pane, qualcosa che faccia da cuscinetto. L'importante è che nello stomaco ci sia del cibo prima che arrivi il caffè.

C'è chi dice di bere caffè a stomaco vuoto da anni senza problemi. Può essere vero: la tolleranza individuale varia molto. Ma il fatto di non avere sintomi non significa che la mucosa gastrica non subisca uno stress. È una questione cumulativa, non immediata.

La temperatura dell'acqua e l'estrazione: dove nasce il sapore amaro

Molti si lamentano del caffè amaro senza sapere che l'amaro eccessivo non è una caratteristica del caffè, ma un difetto di preparazione. Quando l'acqua è troppo calda o il tempo di contatto tra acqua e caffè macinato è troppo lungo, vengono estratte sostanze che danno un sapore aspro e sgradevole. In gergo si chiama sovraestrazione.

Con la moka, l'errore più frequente è mettere l'acqua fredda nella caldaia. L'acqua fredda impiega più tempo a salire, il caffè nella parte superiore resta esposto al calore troppo a lungo e il risultato è una bevanda bruciata. Il consiglio è semplice: riempi la caldaia con acqua già calda dal rubinetto. Il caffè sale prima, l'estrazione è più breve e il sapore cambia in modo evidente.

Un altro errore è lasciare la moka sul fuoco dopo che il caffè ha finito di salire. Quel gorgoglio finale che molti aspettano come segnale di "caffè pronto" in realtà indica che sta uscendo solo vapore e quel vapore brucia il caffè già raccolto nella parte alta. Togli la moka dal fuoco appena il flusso di caffè diventa chiaro e sottile, prima del gorgoglio.

Zucchero, latte e altre aggiunte

Lo zucchero nel caffè è una questione di gusto personale, ma vale la pena sapere cosa comporta. Un cucchiaino di zucchero sono circa cinque grammi. Chi beve tre caffè al giorno con lo zucchero assume quindici grammi di zucchero aggiunto solo dal caffè, che è già un quarto del limite giornaliero consigliato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il latte aggiunto al caffè rallenta l'assorbimento della caffeina. Questo non è necessariamente un male: significa che l'effetto stimolante arriva in modo più graduale e dura un po' di più, invece di colpire tutto insieme. Per chi è sensibile alla caffeina e avverte tachicardia o agitazione dopo l'espresso, un goccio di latte può fare la differenza.

I dolcificanti artificiali come aspartame o sucralosio non hanno calorie, ma alcuni studi recenti suggeriscono che possano alterare la flora batterica intestinale, cioè l'insieme dei microrganismi che vivono nell'intestino e che influenzano la digestione. La ricerca è ancora in corso e non ci sono conclusioni definitive, ma è un elemento da tenere presente se ne usi grandi quantità ogni giorno.

Quanti caffè al giorno: il numero che ha senso

Le linee guida dell'EFSA, l'autorità europea per la sicurezza alimentare, indicano come soglia sicura per un adulto sano quattrocento milligrammi di caffeina al giorno. Un espresso al bar ne contiene tra i sessanta e gli ottanta milligrammi. Questo significa che quattro, cinque espressi al giorno rientrano nel range sicuro per la maggior parte delle persone.

Attenzione però a non contare solo gli espressi. La caffeina è presente anche nel tè, nel cioccolato fondente, in molte bevande energetiche e in alcuni farmaci da banco come certi antidolorifici. Se bevi tre caffè, due tè e mangi cioccolato fondente, potresti superare la soglia senza rendertene conto.

Per le donne in gravidanza il limite scende a duecento milligrammi al giorno, che equivalgono a circa due espressi. Non è un divieto assoluto, ma una riduzione prudenziale basata su dati che mostrano un'associazione tra caffeina elevata e rischio di basso peso alla nascita.

Conservazione del caffè: dove tenerlo e per quanto

Il caffè macinato perde aroma molto rapidamente a contatto con l'aria. Una volta aperta la confezione, in una settimana il profilo aromatico si è già degradato in modo percepibile. Il consiglio è conservarlo in un contenitore ermetico, non trasparente, a temperatura ambiente. Il frigorifero è da evitare: il caffè assorbe gli odori circostanti e l'umidità del frigo accelera il deterioramento.

Chi vuole un caffè con più aroma dovrebbe comprare i chicchi interi e macinarli al momento. Un macinacaffè elettrico base costa tra i venti e i quaranta euro e la differenza in tazza è netta. Il chicco intero conserva gli oli aromatici al suo interno molto più a lungo rispetto al macinato: anche dopo tre settimane dall'apertura il risultato è superiore a un macinato aperto da cinque giorni.

La pulizia della moka: un dettaglio che cambia il risultato

C'è una convinzione diffusa secondo cui la moka non va lavata con il sapone perché la patina scura che si forma all'interno migliora il sapore. È falso. Quella patina è composta da oli rancidi ossidati, che danno al caffè un retrogusto stantio. La moka va lavata con acqua calda e, ogni tanto, con un po' di sapone delicato, risciacquando bene. La guarnizione in gomma, l'anello che sta tra la caldaia e la parte superiore, va sostituita quando diventa dura e deformata, in genere ogni sei, otto mesi se la usi tutti i giorni.

Anche il filtro a imbuto, la parte dove metti il caffè macinato, va controllato: se i forellini sono otturati dai residui, l'acqua passa con più difficoltà, la pressione aumenta e il caffè esce sovra estratto. Basta passarlo sotto l'acqua corrente con uno spazzolino vecchio una volta alla settimana.

Il caffè preparato bene non ha bisogno di zucchero per essere bevibile. Se il tuo espresso o la tua moka producono una bevanda che senza zucchero risulta imbevibile, il problema non è il caffè: è come lo prepari, come lo conservi o la moka che usi. Parti da lì e il resto viene da sé.