Dormire meglio la notte: le abitudini serali da adottare e quelle da evitare prima di andare a letto

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Scritto da

Alessia Merlino

Dormire meglio la notte: le abitudini serali da adottare e quelle da evitare prima di andare a letto

La qualità del sonno si decide nelle due o tre ore prima di andare a letto, non nel momento in cui spegni la luce. Quello che fai (e quello che non fai) nella fascia serale condiziona quanto velocemente ti addormenti, quante volte ti svegli durante la notte e come ti senti la mattina dopo.

Perché le ore serali contano più di quanto pensi

Il corpo non ha un interruttore on/off per il sonno. Ha un sistema graduale che si chiama ritmo circadiano, cioè un orologio biologico interno che regola quando ti viene sonno e quando ti svegli. Questo orologio risponde soprattutto alla luce, alla temperatura corporea e a certi ormoni, in particolare la melatonina, che il cervello inizia a produrre quando percepisce che sta calando il buio. Se nelle ore serali mandi segnali contraddittori al tuo orologio biologico, tipo luce forte negli occhi o attività fisica intensa, il cervello ritarda la produzione di melatonina. Il risultato è che ti corichi e resti lì a fissare il soffitto.

Non si tratta di seguire regole rigide. Si tratta di capire quali abitudini serali aiutano questo meccanismo naturale e quali lo ostacolano e poi fare delle scelte ragionevoli.

La luce artificiale e gli schermi

La luce blu emessa da telefoni, tablet e computer è il problema più documentato. Non perché sia pericolosa in sé, ma perché il cervello la interpreta come luce diurna e blocca la produzione di melatonina. Uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences ha misurato che leggere su un tablet prima di dormire ritarda l'addormentamento di circa 10 minuti rispetto a leggere un libro cartaceo e riduce la fase REM, quella in cui il cervello consolida la memoria e si rigenera.

La modalità "luce notturna" dei telefoni aiuta, ma solo in parte. Riduce la componente blu dello schermo, però non elimina il problema della stimolazione mentale. Scrollare i social o leggere notizie tiene il cervello in stato di allerta anche se lo schermo è giallino. La cosa più efficace è smettere di usare schermi almeno 45 minuti prima di coricarti. Se proprio non riesci, almeno abbassa la luminosità al minimo e evita contenuti che ti attivano emotivamente.

Anche la luce della stanza conta. Se hai lampadari con luce bianca fredda (quella tendente all'azzurro), valuta di sostituire le lampadine della camera e del soggiorno con luci calde, sui 2700 kelvin. Il dato lo trovi scritto sulla confezione. Nelle ore serali, tieni accese meno luci possibile e preferisci lampade basse rispetto a plafoniere a soffitto, perché la luce dall'alto simula di più la luce solare.

Cosa mangiare e cosa evitare a cena

Cenare troppo tardi o troppo pesante è un classico. Lo stomaco pieno tiene il corpo impegnato nella digestione e alza la temperatura corporea, che invece dovrebbe scendere per favorire il sonno. L'ideale è cenare almeno due ore prima di andare a letto. Non serve una cena da ospedale: basta evitare fritture, piatti molto grassi e porzioni esagerate.

Certi alimenti contengono triptofano, un aminoacido che il corpo usa per produrre serotonina e poi melatonina. Ne sono ricchi il latte, le banane, il tacchino, i semi di zucca e i legumi. Non aspettarti un effetto sedativo immediato, non funziona così. Ma inserirli regolarmente nella cena può dare un contributo nel tempo.

L'alcol merita un discorso a parte. Un bicchiere di vino a cena può dare la sensazione di rilassarti e in effetti l'alcol facilita l'addormentamento. Il problema viene dopo: l'alcol frammenta il sonno nella seconda metà della notte, riduce la fase REM e ti fa svegliare più spesso. Anche solo due bicchieri possono peggiorare sensibilmente la qualità del riposo, anche se non te ne accorgi perché non ricordi i microrisvegli.

Caffeina: non è solo il caffè dopo cena

La caffeina ha un'emivita di circa 5 ore. Significa che se bevi un caffè alle 17, alle 22 hai ancora metà della caffeina in circolo. Per alcune persone l'effetto dura anche di più, dipende dalla genetica e da quanto il fegato la metabolizza velocemente. La regola pratica è semplice: l'ultimo caffè entro le 14, massimo le 15. Se sei sensibile alla caffeina, anche prima.

Attenzione anche a fonti di caffeina meno ovvie. Il tè verde, il tè nero, il cioccolato fondente, alcune bevande gassate e certi integratori pre-workout contengono caffeina in quantità che possono disturbare il sonno. Un quadratino di cioccolato fondente all'80% contiene circa 20 mg di caffeina: poco, ma se lo sommi al tè del pomeriggio, il totale sale.

Attività fisica: quando aiuta e quando no

Fare esercizio fisico regolarmente migliora il sonno, su questo non ci sono dubbi. Il punto è il quando. Allenarsi intensamente nelle tre ore prima di dormire alza la temperatura corporea, il battito cardiaco e i livelli di adrenalina. Tutti segnali che dicono al corpo di stare sveglio. Una corsa alle 21 può significare non riuscire ad addormentarsi prima delle 23:30 o mezzanotte.

Se la sera è l'unico momento in cui riesci ad allenarti, punta su attività a bassa intensità: una camminata, stretching, yoga leggero. L'allenamento intenso è meglio farlo entro le 18 o le 19. Se ti alleni la mattina o nel primo pomeriggio, l'effetto sul sonno è solo positivo.

La temperatura della stanza e del corpo

Per addormentarsi, il corpo ha bisogno di abbassare la sua temperatura interna di circa mezzo grado. La stanza dovrebbe stare tra i 16 e i 19 gradi. Sembra fresco, ma sotto le coperte la temperatura si alza rapidamente. Una stanza troppo calda, sopra i 22 gradi, rende il sonno più frammentato.

Un trucco che funziona bene è fare una doccia calda circa un'ora prima di dormire. Sembra controintuitivo, ma il meccanismo è semplice: l'acqua calda dilata i vasi sanguigni della pelle, il corpo disperde calore più velocemente e la temperatura interna scende. È stato misurato che una doccia calda 90 minuti prima di coricarsi può ridurre il tempo di addormentamento di circa 10 minuti.

Abitudini che costruiscono la routine del sonno

Il cervello funziona bene con le routine. Se ogni sera fai le stesse cose nello stesso ordine prima di dormire, dopo qualche settimana il corpo inizia ad associare quella sequenza al sonno e si prepara in automatico. Non importa cosa fai, purché sia rilassante e ripetitivo: leggere un libro, ascoltare musica tranquilla, preparare i vestiti per il giorno dopo.

Andare a letto e svegliarsi alla stessa ora ogni giorno, anche nel weekend, è la singola abitudine con il maggior impatto sulla qualità del sonno. Spostare la sveglia di due ore la domenica mattina equivale a un piccolo jet lag. Il lunedì il corpo è sfasato e ci vogliono uno o due giorni per riallinearsi.

Cosa fare se ti svegli nel cuore della notte

Svegliarsi una o due volte durante la notte è normale. Diventa un problema quando resti sveglio per più di 20 minuti. La cosa peggiore che puoi fare è restare a letto a rigiirarti guardando l'orologio, perché il cervello inizia ad associare il letto alla frustrazione invece che al sonno. Se dopo 15 o 20 minuti non ti sei riaddormentato, alzati, vai in un'altra stanza con luce fioca e fai qualcosa di noioso: sfoglia una rivista, ascolta un podcast monotono. Torna a letto solo quando senti di nuovo sonnolenza.

Non prendere il telefono. La luce e i contenuti ti svegliano del tutto e a quel punto riaddormentarsi diventa molto più difficile.

Riepilogo delle abitudini serali

Da adottareDa evitare
Abbassare le luci 1-2 ore primaSchermi luminosi negli ultimi 45 minuti
Cenare leggero almeno 2 ore primaPasti pesanti o grassi a ridosso del letto
Doccia calda 60-90 minuti primaAllenamento intenso dopo le 19
Stanza tra 16 e 19 gradiCaffeina dopo le 14-15
Orari costanti, anche nel weekendAlcol come aiuto per dormire

Il sonno non si migliora con un singolo cambiamento drastico. Si migliora con piccoli aggiustamenti costanti che, messi insieme, cambiano il modo in cui il corpo si prepara alla notte. Parti da una o due di queste abitudini, mantienile per almeno due settimane e poi aggiungi le altre. Due settimane è il tempo minimo per notare una differenza reale: il ritmo circadiano ha bisogno di giorni per ricalibrarsi, non di ore.