Trading online: strategie per ridurre i rischi spiegate dagli esperti del settore finanziario

Pubblicato il

Scritto da

Michela Bergami

Trading online: strategie per ridurre i rischi spiegate dagli esperti del settore finanziario

Chi fa trading online perde soldi nella maggior parte dei casi e il motivo principale non è la sfortuna: è l'assenza di un metodo per gestire il rischio. Le strategie che funzionano davvero per limitare le perdite sono poche, concrete e applicabili da chiunque abbia un conto su una piattaforma di trading.

Quanto puoi perdere prima ancora di guadagnare

La prima cosa che un trader professionista calcola non è quanto può guadagnare, ma quanto è disposto a perdere su ogni singola operazione. Questa regola si chiama gestione del rischio per operazione e funziona così: non rischi mai più di una percentuale fissa del tuo capitale totale su un singolo trade. La soglia più usata dai professionisti è tra l'1% e il 2%. Se hai 5.000 euro sul conto, significa che su ogni operazione accetti di perdere al massimo 50 o 100 euro.

Sembra poco e proprio per questo funziona. Con una perdita massima dell'1% per operazione, dovresti sbagliare decine di trade consecutivi per dimezzare il capitale. Se invece rischi il 10% ogni volta, bastano cinque errori di fila per trovarti con metà dei soldi. E cinque errori di fila nel trading capitano più spesso di quanto pensi.

Lo stop loss: cos'è e come si imposta in modo sensato

Lo stop loss è un ordine automatico che chiude la tua posizione quando il prezzo raggiunge un livello che hai deciso in anticipo. In pratica, dici alla piattaforma: se il prezzo scende fino a questo punto, vendi tutto e limita la perdita. Senza stop loss, una posizione in perdita può restare aperta e peggiorare per ore o giorni, mentre tu speri che il mercato si giri. Quella speranza è il modo più veloce per svuotare un conto.

Il problema è che molti mettono lo stop loss troppo vicino al prezzo di ingresso. Il mercato oscilla di continuo, anche quando la direzione generale è quella giusta. Se lo stop è troppo stretto, vieni buttato fuori dalla posizione da un movimento normale del prezzo e poi vedi il mercato andare esattamente dove avevi previsto. Per capire dove posizionarlo serve guardare la volatilità recente dello strumento che stai negoziando: se un'azione si muove mediamente dell'1,5% al giorno, mettere uno stop loss allo 0,3% non ha senso.

Un metodo concreto è usare l'indicatore ATR, che sta per Average True Range e misura quanto si muove in media un prezzo in un certo periodo. Se l'ATR a 14 giorni di un titolo è 2 euro, uno stop loss ragionevole potrebbe stare a 2 o 3 euro dal punto di ingresso, non a 50 centesimi.

Il rapporto rischio/rendimento: la matematica che conta davvero

Ogni operazione ha due numeri che devi conoscere prima di aprirla: quanto puoi perdere e quanto puoi ragionevolmente guadagnare. Il rapporto tra questi due numeri si chiama rapporto rischio/rendimento. Se rischi 50 euro per provare a guadagnarne 150, il rapporto è 1 a 3. Se rischi 50 per guadagnarne 50, è 1 a 1.

Con un rapporto di 1 a 3, puoi permetterti di sbagliare due operazioni su tre e restare comunque in profitto. Due perdite da 50 euro fanno 100 euro persi; un guadagno da 150 li copre con 50 euro di margine. Questo è il motivo per cui i trader esperti non cercano di avere ragione sempre, ma cercano operazioni dove il guadagno potenziale è almeno il doppio della perdita possibile.

Rapporto rischio/rendimentoPercentuale di trade vincenti necessaria per non perdere
1 a 150%
1 a 233%
1 a 325%

Guardando la tabella si capisce perché inseguire un rapporto rischio/rendimento favorevole cambia tutto. Non serve azzeccare la maggior parte delle operazioni: serve che quelle giuste rendano abbastanza da coprire le sbagliate.

Diversificare non significa comprare tante cose a caso

La diversificazione nel trading è un concetto spesso frainteso. Non vuol dire aprire dieci posizioni su dieci azioni diverse e sentirsi protetti. Se quelle dieci azioni sono tutte del settore tecnologico americano, quando il Nasdaq scende perdono tutte insieme. Hai dieci posizioni, ma in pratica è come averne una sola, più grande.

Diversificare in modo utile significa operare su strumenti che non si muovono nella stessa direzione contemporaneamente. Un'azione europea, una materia prima come l'oro, un cambio valutario: questi tre strumenti reagiscono a fattori diversi. Quando uno va male, gli altri non necessariamente seguono. Questo non elimina le perdite, ma evita che un singolo evento di mercato ti colpisca su tutte le posizioni aperte nello stesso momento.

La leva finanziaria: perché amplifica le perdite più dei guadagni

La leva finanziaria ti permette di controllare una posizione più grande del denaro che hai effettivamente sul conto. Con una leva di 1 a 10, muovi 10.000 euro con soli 1.000 euro di capitale. Sembra un vantaggio enorme e lo è quando il mercato va nella tua direzione. Il problema è che funziona identicamente al contrario.

Se il mercato si muove dell'1% contro di te su una posizione da 10.000 euro, perdi 100 euro. Ma il tuo capitale reale era 1.000, quindi hai perso il 10% in un colpo solo. Con una leva di 1 a 30, che alcune piattaforme offrono sul forex (il mercato delle valute), un movimento del 3% contro di te azzera il conto. La normativa europea ESMA ha limitato la leva massima per i clienti al dettaglio proprio per questo motivo: 1 a 30 sulle coppie di valute principali, 1 a 20 su quelle secondarie, 1 a 5 sulle azioni.

Il consiglio più concreto che si possa dare è usare la leva più bassa disponibile, almeno finché non hai almeno un anno di operatività con risultati positivi documentati. La leva alta non trasforma un trader mediocre in uno bravo: trasforma una piccola perdita in una grande perdita.

Il diario di trading: lo strumento che nessuno vuole usare

Tenere un diario di trading significa annotare ogni operazione con tutti i dettagli: perché l'hai aperta, dove hai messo lo stop loss, qual era l'obiettivo di prezzo, cosa è successo e soprattutto cosa stavi pensando in quel momento. Sembra una perdita di tempo e quasi nessun principiante lo fa. I professionisti lo fanno tutti.

Il motivo è semplice: senza dati, non puoi migliorare. Dopo 50 o 100 operazioni registrate, cominci a vedere schemi nei tuoi errori. Magari scopri che perdi quasi sempre nelle operazioni aperte il lunedì mattina, o che le posizioni tenute più di tre giorni finiscono in perdita nel 70% dei casi. Sono informazioni che non puoi ricavare dalla memoria, perché il cervello tende a ricordare i guadagni e dimenticare le perdite.

Un foglio di calcolo basta. Non servono software costosi. Le colonne essenziali sono: data, strumento, direzione (acquisto o vendita), prezzo di ingresso, stop loss, obiettivo, prezzo di uscita, risultato in euro e una nota su cosa ti ha spinto a entrare.

La componente emotiva e come tenerla fuori dalle decisioni

Il trading attiva le stesse aree del cervello del gioco d'azzardo. Dopo una perdita, la tentazione è raddoppiare la puntata per recuperare. Dopo un guadagno, la tentazione è aumentare il rischio perché ti senti invincibile. Entrambe queste reazioni portano a decisioni impulsive che nel tempo distruggono il capitale.

Una regola pratica che molti trader esperti seguono: se perdi tre operazioni di fila, smetti di operare per quel giorno. Non perché il mercato sia contro di te, ma perché dopo tre perdite consecutive il tuo stato mentale non è più lucido. Le decisioni che prendi in quel momento sono guidate dalla frustrazione, non dall'analisi.

Un'altra abitudine utile è decidere tutto prima di aprire la posizione. Prezzo di ingresso, stop loss, obiettivo: tutto stabilito a freddo, quando il mercato non ti sta ancora facendo sentire niente. Una volta che la posizione è aperta, non tocchi nulla. Se hai fatto il piano, segui il piano. Chi sposta lo stop loss "ancora un po' più in basso" perché non vuole accettare la perdita sta facendo esattamente quello che fa perdere soldi alla maggior parte delle persone che provano a fare trading.