Alcuni comuni e regioni italiani erogano un contributo per le spese di riscaldamento che può arrivare fino a 300 euro, destinato a nuclei familiari con reddito basso. Non è un bonus nazionale unico, ma un insieme di misure locali che seguono regole diverse a seconda di dove vivi e proprio per questo molte persone non sanno nemmeno che esiste.
Di cosa si tratta e perché non tutti lo conoscono
Il cosiddetto bonus riscaldamento non è previsto da una legge nazionale valida per tutti. Si tratta di contributi stanziati da comuni, regioni o enti locali per aiutare le famiglie a pagare le bollette del gas, il gasolio da riscaldamento, la legna, il pellet o altre fonti di energia termica usate per scaldare casa. Ogni ente stabilisce importi, requisiti e modalità di accesso in modo autonomo. L'importo massimo di 300 euro è quello che si riscontra più spesso nei bandi comunali e regionali attivi negli ultimi anni, anche se alcune misure prevedono cifre inferiori o, in casi più rari, leggermente superiori.
Il motivo per cui tante persone lo ignorano è semplice: questi bandi vengono pubblicati sui siti istituzionali dei comuni, spesso con poca visibilità. Non arriva nessuna comunicazione a casa e non compare nel 730. Se non vai a cercarli, non li trovi. E i termini per fare domanda sono quasi sempre stretti, nell'ordine di 30 o 60 giorni dall'apertura del bando.
Chi può richiederlo
I requisiti cambiano da territorio a territorio, ma ci sono alcune condizioni che si ripetono nella grande maggioranza dei bandi. La prima è il valore dell'ISEE, cioè l'indicatore che misura la situazione economica del nucleo familiare tenendo conto di redditi, patrimonio e composizione della famiglia. La soglia più diffusa si colloca tra 9.530 euro e 15.000 euro di ISEE, con alcune regioni che alzano il limite per nuclei numerosi o con persone disabili a carico.
Oltre all'ISEE, quasi tutti i bandi richiedono la residenza nel comune che eroga il contributo. Non basta il domicilio: serve la residenza anagrafica nell'abitazione per cui si chiede il rimborso. Alcuni comuni aggiungono un requisito di anzianità di residenza, per esempio essere residenti da almeno sei mesi o un anno.
Ci sono poi categorie che ricevono una corsia preferenziale o punteggi più alti nelle graduatorie. Le più comuni sono queste:
- Nuclei familiari con anziani over 65 come unici componenti
- Famiglie con almeno un componente con disabilità certificata
- Nuclei monogenitoriali, cioè con un solo genitore e figli a carico
- Famiglie numerose con tre o più figli conviventi
Un dettaglio che molti trascurano: l'ISEE deve essere in corso di validità al momento della domanda. L'ISEE scade il 31 dicembre di ogni anno, quindi se fai domanda a gennaio con l'ISEE dell'anno precedente, ti viene respinta. Vai al CAF o usa il sito INPS per rinnovarlo prima di presentare la richiesta.
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Quali spese vengono coperte
Il contributo copre le spese sostenute per il riscaldamento domestico durante la stagione invernale. Non tutte le fonti energetiche sono ammesse ovunque, ma nella maggior parte dei casi rientrano queste voci:
| Tipo di spesa | Documenti richiesti |
|---|---|
| Gas metano per riscaldamento | Bollette del periodo invernale |
| GPL o gasolio da riscaldamento | Fattura di acquisto del combustibile |
| Legna da ardere o pellet | Ricevuta o fattura di acquisto |
| Teleriscaldamento | Bollette del gestore del servizio |
Alcuni bandi coprono anche le spese per l'energia elettrica se l'abitazione è riscaldata con pompe di calore o stufe elettriche, ma è meno frequente. Il punto chiave è che devi dimostrare la spesa con documenti reali. Niente scontrini generici o dichiarazioni vaghe: servono fatture intestate a te o a un componente del tuo nucleo familiare, oppure bollette che riportino il tuo codice cliente.
Il periodo di riferimento delle spese di solito va da ottobre a marzo, in linea con la stagione termica. Alcuni comuni accettano spese da novembre a febbraio. Controlla sempre il bando specifico perché una fattura di settembre o di aprile potrebbe non essere ammessa.
Come presentare la domanda
La procedura varia, ma il canale più comune è la domanda online tramite il sito del comune, spesso attraverso il portale dei servizi al cittadino con accesso SPID o CIE, cioè la carta d'identità elettronica. Diversi comuni, soprattutto quelli più piccoli, accettano ancora la domanda cartacea da consegnare a mano all'ufficio servizi sociali o da inviare via PEC.
I documenti da allegare alla domanda sono abbastanza standard. Servono l'attestazione ISEE in corso di validità, un documento d'identità, le fatture o bollette delle spese di riscaldamento e, in alcuni casi, un'autocertificazione sulla composizione del nucleo familiare. Se nel nucleo ci sono persone con disabilità, va allegata la certificazione della commissione medica.
Un errore frequente è presentare la domanda senza aver controllato che le bollette siano intestate al richiedente. Se vivi in un appartamento dove il contratto del gas è ancora a nome del vecchio inquilino o di un familiare non convivente, la domanda viene scartata. Lo stesso vale per chi vive in condominio con riscaldamento centralizzato: in quel caso servono i prospetti di riparto delle spese condominiali relativi al riscaldamento, firmati dall'amministratore.
Tempi di erogazione e forma del contributo
Dopo la chiusura del bando, il comune stila una graduatoria basata sull'ISEE e sugli eventuali punteggi aggiuntivi. I tempi di attesa vanno da uno a tre mesi dalla scadenza del bando, a seconda della mole di domande ricevute e della capacità operativa dell'ente. Il contributo viene accreditato quasi sempre tramite bonifico sul conto corrente indicato nella domanda. Alcuni comuni usano ancora gli assegni o i buoni spesa cartacei, ma sono casi sempre più rari.
L'importo effettivo dipende da due fattori: il budget totale stanziato dal comune e il numero di domande ammesse. Se il bando prevede un massimo di 300 euro ma le risorse non bastano per tutti, l'importo viene ridotto proporzionalmente. In pratica, potresti ricevere 200 o 250 euro anche se il bando parla di 300. Per questo conviene presentare la domanda il prima possibile: in diversi comuni le risorse vengono assegnate in ordine di graduatoria fino a esaurimento.
Dove cercare il bando del tuo comune
Il primo posto dove guardare è il sito istituzionale del tuo comune, nella sezione "Avvisi" o "Bandi e concorsi" oppure "Servizi sociali". Usa il motore di ricerca interno e cerca parole come "contributo riscaldamento" o "bonus energia". Se il sito del comune è poco aggiornato o difficile da navigare, chiama direttamente l'ufficio servizi sociali: il numero lo trovi nella sezione contatti del sito.
Anche i CAF e i patronati della tua zona sono una buona fonte di informazione. Chi ci lavora conosce i bandi attivi sul territorio e può aiutarti sia a verificare se hai i requisiti sia a compilare la domanda. Il servizio è gratuito nella maggior parte dei casi.
Tieni presente che i bandi escono di solito tra ottobre e gennaio, con qualche eccezione per i comuni che li pubblicano a fine stagione invernale come rimborso a consuntivo. Se stai leggendo questo articolo in estate, segna un promemoria per controllare il sito del tuo comune a partire da ottobre.
Differenza con il bonus sociale gas
Il bonus sociale gas è una cosa diversa. Quello è un contributo nazionale, gestito da ARERA, l'autorità per l'energia e viene applicato automaticamente in bolletta a chi ha un ISEE sotto 9.530 euro, oppure sotto 20.000 euro per famiglie con almeno quattro figli. Non devi fare domanda: basta avere l'ISEE aggiornato e lo sconto arriva da solo.
Il contributo comunale per il riscaldamento è invece aggiuntivo e non automatico. Le due misure sono cumulabili: puoi ricevere sia il bonus sociale gas in bolletta sia il contributo del comune, se rispetti i requisiti di entrambi. Non c'è nessuna incompatibilità, ma molti pensano di dover scegliere e rinunciano a uno dei due senza motivo.
Tra bonus sociale automatico e contributo locale, una famiglia con ISEE basso può recuperare diverse centinaia di euro all'anno sulle spese di riscaldamento. La differenza la fa sapere che queste misure esistono e muoversi nei tempi giusti per non restare fuori dalle graduatorie.






